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Costume e società

La verità, vi prego, sui VACCINI

Dal 24 al 30 Aprile si celebra la settimana mondiale delle vaccinazioni ed io voglio diffonde l’iniziativa con questa donna speciale.
Parla Flavia Bustreo, Vice Direttore dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), parla la più titolata a farlo, parla una scienziata, una studiosa, una che non racconta storielle o chiacchiere da bar ma riporta dati reali supportati da studi precisi, seri, validi.
Parla una che dovrebbero ascoltare tutti, soprattutto i genitori.
Ed è per questo che riporto su Mammewonderwomen uno dei suoi ultimi ed utilissimi scritti:
“I vaccini sono uno degli strumenti più efficaci a disposizione della sanità pubblica ed hanno permesso di raggiungere uno dei più grandi risultati in termini di contrasto alla mortalità infantile nel mondo.
Grazie agli sforzi di molti, inclusa l’Organizzazione Mondiale della Sanità, rispetto al passato oggi un numero maggiore di bambini vengono vaccinati e negli ultimi 2 secoli i vaccini hanno permesso di debellare malattie come il vaiolo, ridurre la mortalità infantile e sconfiggere la polio.
Purtroppo però ci sono ancora oggi paesi dove la vaccinazione non supera la quota dell’80%. A livello globale più di 19 milioni di bambini nel mondo non sono ancora pienamente protetti da malattie facilmente evitabili e 1,5 milioni di bambini ogni anno muoiono a causa di malattie prevenibili attraverso i vaccini.
Le ragioni del mancato accesso ai vaccini sono molteplici e molto spesso condizionate dal funzionamento dei sistemi sanitari, ma anche da situazioni di conflitto, emergenze, disastri naturali, che in troppe parti del mondo hanno come prima causa il collasso dei sistemi sanitari e l’impossibilità da parte delle popolazioni di accedere ai servizi sanitari nonché alle medicine, ivi compresi i vaccini.
Ma una delle recenti, e forse fra le più pericolose cause della riduzione della copertura vaccinale, è rappresentata da quella che viene definita “vaccine hesitancy”, dalla quale deriva la decisione di posticipare o rifiutare del tutto i vaccini, nonostante questi siano a disposizione. Nel momento stesso in cui i genitori decidono di non vaccinare i loro figli, vi è il rischio che malattie fino ad ora sotto controllo, tornino in maniera più ampia e rapida. Ad esempio, solo poche settimane fa, il ministro della sanità della Romania ha riferito che 17 bambini sono morti in un’epidemia di morbillo che ha infettato migliaia di persone, la maggior parte delle quali vivono in aree dove la copertura vaccinale risulta essere troppo bassa.
In Italia i dati del 2014 confermavano un calo delle vaccinazioni che si registrava già a partire dal 2012 e purtroppo oggi appare chiaro che non si trattava di una flessione temporanea, ma di una tendenza che sembra consolidarsi di anno in anno.
Il morbillo che si credeva ormai debellato grazie alle vaccinazioni, torna a destare preoccupazione in Italia. In base agli ultimi dati a disposizione sull’incidenza delle principali malattie prevenibili dai vaccini nel periodo marzo 2016 – febbraio 2017, risulta allarmante il rapido trend di crescita dei casi italiani di morbillo: si passa dai 265 a gennaio 2017 ai 419 registrati a febbraio. Nel dicembre 2016 i casi erano solo 90.
Dei 6186 casi registrati in tutta la regione europea, quelli italiani rappresentano da soli oltre il 22% del totale.
In totale in Italia nell’ultimo anno si sono registrati 1387 casi di morbillo. È il numero più alto in Europa, secondo solo al dato della Romania (2702 infezioni) e ben superiore a quello di altri paesi: 365 in Germania, 145 in Polonia, 126 in Francia, 105 in Svizzera, 92 in Belgio, 89 in Austria, solo per citare quelli con le maggiori incidenze.
Non bisogna creare allarmismo, ma bisogna rendere la popolazione consapevole dei rischi a cui si va incontro, e fare della “buona informazione”. È un fenomeno infatti legato alla disinformazione, attraverso la circolazione di dati che non hanno alcun fondamento scientifico. È ora di tornare a promuovere con efficacia e determinazione i benefici della vaccinazione nel modo più ampio e chiaro possibile.
Per raggiungere, informare correttamente genitori, infermieri, lavoratori sanitari, mass media e decision makers e rafforzare la conoscenza dell’importanza e del valore delle vaccinazioni, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha istituito nell’aprile 2010 la Settimana Mondiale delle Vaccinazioni.
Anche quest’anno, dal 24 al 30 aprile, l’OMS promuove la Settimana Mondiale delle Vaccinazioni attraverso la quale vogliamo passare cinque messaggi chiari:
L’immunizzazione attraverso lo strumento dei vaccini è il modo più sicuro per proteggerci dalle malattie;

Anche quando si crede che il rischio d’infezioni sia basso, è sempre meglio essere vaccinati;

I vaccini combinati sono sicuri e vantaggiosi;

Non c’è nessuna correlazione tra vaccini e autismo;

Se smettiamo di vaccinarci, malattie mortali debellate ritorneranno.

L’OMS mette anche a disposizione della popolazione tutte le informazioni necessarie in relazione alla sicurezza dei vaccini, anche attraverso un apposito network, il Vaccine Safety Net, on line già dal 2003, che vuole essere uno strumento proprio per le famiglie, il personale sanitario, e la popolazione in generale per conoscere l’utilità dei vaccini, ed i loro effetti, e soprattutto per applicare un approccio scientifico alla questione della loro sicurezza.
L’OMS sta lavorando con i paesi europei per raggiungere i principali obiettivi dell’European Vaccine Action Plan, tra cui:
Il raggiungimento dei target di copertura vaccinale all’interno della Regione europea;

Il rafforzamento e il raggiungimento della sostenibilità finanziaria dei programmi nazionali di immunizzazione;

Debellare morbillo e rosolia, e controllare diffusione dell’epatite B;

Impedire il ritorno della poliomielite nella Regione europea;

Prendere decisioni politiche sulla base di evidenze scientifiche in termini di introduzione di nuovi vaccini.

Se lasciamo che la disinformazione provochi degli effetti negativi sui programmi nazionali di vaccinazione laddove si era raggiunto un buon livello di copertura vaccinale, e non diamo un sostegno ai programmi di vaccinazione, soprattutto nei paesi più poveri, il risultato porterà alla perdita di vite, specialmente di bambini e giovani, cancellando tutti i successi raggiunti in termini di salute pubblica mondiale. I vaccini funzionano, i vaccini sono fondamentali per la salute pubblica mondiale”.

L’amore della tua vita nel momento sbagliato 

” Tante storie d’amore finiscono. Il tempo cura tutto e lascia posto a relazioni nuove. Ci sono alcuni amori, però, che non si esauriscono mai completamente: gli amori giusti nati al momento sbagliato.

A raccontarli, sul giornale online dedicato ai Millennials “Elite daily”, l’attrice, scrittrice e filmmaker Lauren Skirvin. La sua è una riflessione sentita e commovente sulla forza di un sentimento che il tempo mette da parte ma il cuore non lascia mai andare davvero.
Lontano dalle storie passeggere, dalle avventure, dalle esperienze, esistono amori che squassano e sconvolgono, da cui, per Skirvin, non si recupera mai del tutto.
Ma come descrivere la nuova vita che una rottura come questa impone? 
Su Elite Daily, Lauren Skirvin parla di “purgatorio dell’amore”.
Questione di tempi, d’equilibrio, di impegni. Variabili che, in una vita, contano non poco. E infatti determinano il destino di una relazione.
 Il “purgatorio dell’amore” è sedersi in attesa di un ritorno, cercare distrazioni per andare avanti, forzarsi a incontrare qualcun altro nella convinzione che possa funzionare. 
Ma non è lui, non è lei, non è mai chi dovrebbe essere. E ci si sentirà così una, due volte al massimo in un’intera vita, senza nemmeno saperlo spiegare agli amici, senza saperlo descrivere a chi è arrivato all’amore percorrendo una strada dritta, facile e serena. 
Se il tempo è il problema, l’unica soluzione è nel tempo stesso. Perché “ci si incontrerà una seconda volta”. 

Per forza, come nei film. 

Nel frattempo, sarà solo una sfiancante attesa, un purgatorio di malinconia e distrazioni”. (H.P. Italia)

Oppure no, non ci rincontreremo più, avremo un’altra vita, un altro amore ma il ricordo malinconico e a tratti struggente di quello che sarebbe potuto essere, della perfezione che avremmo potuto vivere, della passione prima provata, poi maltrattata e buttata via ci accompagnerà per sempre come un grosso, enorme rimpianto.

Un amore può durare per sempre, anche oltre la morte.

Dopo 77 anni di vita insieme lui non riesce a lasciare andare sua moglie: la foto che commuove la rete.
“Quando la mano di un uomo tocca la mano di una donna, entrambi toccano il cuore dell’eternità”, scriveva nel 1926 Khalil Gibran nella raccolta .

È un aforisma che racconta la profondità di questa splendida fotografia.

100 anni lui e 96 anni lei. 
I due innamorati sono stati fotografati dalla nipote mentre si tengono la mano qualche ora prima della morte dell’anziana. Sono stati sposati per 77 anni. Avvolto in una copertina con stampata più volte la parola “amore”, l’anziano ha accompagnato per mano sua moglie alla fine della sua esistenza. 

“So che sono i miei nonni – scrive la nipote RealLiveGirl, – ma questa fotografia è davvero la cosa più triste e dolce che io abbia mai visto”. 
L’immagine ha raggiunto presto anche il cuore del web. 
“Mi dispiace per la vostra perdita. Anche se credo che questo sia un modo ‘grandioso’ di andarsene. Stringendo la mano di tuo marito, in un letto caldo, presumibilmente con i tuoi cari intorno. Affetto per tuo nonno che ha perso la sua amata”, commenta un utente; “Considerando tutte le cose brutte del mondo, sono contento che questa immagine mi abbia ricordato l’esistenza di tante altre cose belle”, aggiunge un altro. 
Non manca però chi considera inopportuna la condivisione di questa immagine su Internet. “Momenti privati in famiglia? Chi ne ha più bisogno?”, scrive sarcasticamente un utente; “Nonna, nelle tue ultime ore eri così dolce. Ho avvertito l’esigenza di condividere la tua foto con il mondo”, interviene un utente con un commento dello stesso tenore.
Tuttavia, la maggior parte degli utenti ha apprezzato questa immagine e il suo significato, ammirando il grande amore provato dai due anziani.
E da qui scaturisce una grande riflessione: quella del senso della vita…..
(Da H.P. Italia)

La stanchezza della vita. Spesso basta solo attendere.

Arriva sempre un momento nella vita in cui ci sentiamo stanchi e non è poca cosa.
Stanchi di dare, di combattere, di provare, di resistere, di andare avanti anche solo per inerzia.

 Un momento in cui, delusi e affranti, non abbiamo più né la forza, né tantomeno la voglia di provare a cambiare il corso delle cose.

Poi ti capita di leggere Lei, questa illuminante giornalista che ci apre gli occhi e ci da un vero scossone.

 Questa giornalista del sito thoughtcatalog.com, in un blog dice che questi momenti possono essere semplicemente “assecondati”, vissuti, capiti.
“So cosa vuol dire sentirsi stanco – e non solo in senso fisico. Il mondo in cui viviamo è un luogo estenuante. È usurante. È ingrato. È una ricerca senza fine e poco gratificante. Sei stanco, semplicemente perché ci vivi. Sei stanco di amare troppo, di preoccuparti troppo, dando troppo ad un mondo che non dà mai nulla in cambio. Sei stanco di investire in esiti indefiniti. Sei stanco delle incertezze”.
Questa stanchezza non è caratteriale. Perché probabilmente un tempo siamo stati animati dalle più vive intenzioni, carichi di speranze e fiducia nel futuro, dice la blogger. Eppure la vita ci ferisce e queste ferite, l’una sull’altra, sanguinano e ci impediscono di ricominciare il cammino.
“La verità è che siamo tutti stanchi. Ognuno di noi. Da una certa età in poi, non siamo altro che un esercito di cuori spezzati e di anime dolenti, alla disperata ricerca di realizzazione. Vogliamo di più, ma siamo troppo stanchi per chiederlo. Siamo stufi di dove siamo, ma siamo troppo spaventati per ricominciare. Abbiamo bisogno di rischiare, ma abbiamo paura di guardare crollare tutto ciò che ci circonda. Dopo tutto, non siamo sicuri di quante volte saremo in grado di ricominciare da capo.”
Ma è proprio in questi momenti che non bisogna mollare, ma neanche pretendere, ci consiglia la giornalista, di ottenere subito dei risultati. Perché questo è il fallimento più grande che ci fa perseverare in questo senso di cronica stanchezza: l’insoddisfazione da mancata realizzazione immediata.
“Tutti noi ci scoraggiamo. Ma dobbiamo lavorare su questi sentimenti. Solo perché sei logoro e insoddisfatto della vita che stai vivendo non significa che non stai facendo un cambiamento. Ogni persona che abbia mai ammirato ha avuto momenti in cui si è sentita sconfitta nel perseguimento dei suoi sogni. Ma questo non le ha impedito di raggiungerli”.

“Alcune cose nella vita accadono in silenzio. Accadono lentamente. Accadono a causa delle piccole scelte attente che facciamo tutti i giorni, che ci trasformano in versioni migliori di noi stessi. Dobbiamo lasciarci il tempo che quelle alterazioni accadano. Per vederle evolvere”, dice la giornalista.
Perciò, conclude, “quando sei stanco, vai piano. Vai adagio. Procedi timidamente. Ma non fermarti. […] Sei stanco perché stai facendo un cambiamento. […] Sei stanco perché stai crescendo. E un giorno quella crescita cederà il passo al rinnovamento di cui hai bisogno”.

IL SESSO FORTE

L’ultimo 8 Marzo mi è servito. Come mai fino alla mia età.

 Da ragazzina era una semplice scusa per uscire a divertirsi con le amiche, nella maturità poi solo una data da ricordare.
Quest’anno, grazie all’associazione Italian Digital Revolution e in particolare all’Osservatorio Donne Digitali, ho dato il valore giusto a questa giornata che è vero fare parte della nostra memoria storica, ma questa volta mi è servito non solo a pensare che è un momento che va ricordato e onorato, ma che va fatto con manifestazioni di alto livello, ovvero il livello che oggi le donne hanno raggiunto, grazie alle proprie capacità, occupando posti di rilievo ovunque. 


Sia nel pubblico che nel privato oggi le donne sono rappresentanti assolute di competenza, forza e intelligenza.

 Sono brave, bravissime, in grado di conquistare il mondo intero e la mia non è demagogia, solo realtà dimostrata da dati concreti.


La mia non è e non vuole essere noiosa retorica. È una riflessione fatta a voce alta con meraviglia, che vuole diventare condivisione, per tutti e ovunque per dare forza e coraggio a chi, nonostante le difficoltà, va avanti con la speranza di una vita migliore.

E l’unione di tante che nella vita ce l’hanno fatta, che sono arrivate dove avevano desiderato e ancora colgono altre sfide sono il migliore esempio che ogni donna dovrebbe cogliere come stimolo per non arrendersi mai nella vita, per convincersi che nulla è impossibile alla volontà, grazie alla dedizione e alla passione. Perché se poi si è mossi da un sentimento tutto è più credibile, più facile e raggiungibile.


Ma il dato che più di tutti mi convince in questa ampia riflessione è che (per quanto possa sembrare una banale filastrocca) “l’unione davvero fa la forza” perché un gruppo di donne capaci e pasionarie non le ferma nessuno, non esistono sbarramenti, non esistono confini nè di tempo e nè di spazio. 

Mi piace pensare che esattamente come l’avvento del digitale che ha facilitato ogni aspetto del quotidiano abbattendo tutte le barriere di spazio e di tempo, la donna miliardi di anni prima già era in grado di abbattere tutte le distanze….. peccato solo abbia preso consapevolezza delle proprie capacità troppo tardi. 


E siccome abbiamo già perso molto, troppo tempo, sforziamoci di non svendere più nemmeno un giorno della nostra vita perché è prezioso, è una possibilità persa, andata.

Ma soprattutto perché abbiamo la grande responsabilità di lasciare un mondo migliore ai nostri figli, un dovere per entrambi i genitori ma che noi donne e madri sentiamo con maggiore enfasi.


E con un po’ di sano egoismo dico : facciamolo prima ancora per noi stesse, per provare soddisfazione ed essere felici.

Perché si sà, una donna felice è una persona migliore.

E una persona migliore è il più bello esempio che possiamo trasmettere ai nostri figli.

Un OTTIMO proposito per il nuovo anno

Lo pensavo prima. Ne sono convinta ora. Adesso devo solo metterlo in pratica.

Sto parlando dell’OTTIMISMO, dell’atteggiamento positivo, del meglio che il nostro pensiero riesce a partorire, una pioggia di benessere che pervade la nostra mente e i nostri atteggiamenti. 

Inutile negarlo: se siamo ottimisti la nostra vita migliora. Semplicemente.

Vedere il nostro bicchiere mezzo pieno, ma anche quello degli altri, fa bene.

Ma come si riesce davvero ad essere ottimisti?

Come possiamo mettere in pratica questo pensiero positivo?

Ho stilato una piccola e semplice guida da mettere in atto:
• Apri sempre bene gli occhi per osservare e capire bene la realtà;
• Impara a comprendere che la vita si riduce ad una questione di prospettive;
• Credi in te e nelle tue capacità;
• Coltiva sempre la speranza.
Non è così difficile, basta seguire queste semplici regole di vita ed ogni problema si risolverà serenamente, senza angoscia.
Dobbiamo convincerci che le sconfitte anziché abbatterci ci avvicinano alla meta. Un ottimista è chi crea opportunità dalle sue difficoltà.
Se tutto questo non bastasse per convincervi sul potere dell’ottimismo aggiungo un dato scientifico…. e qui non si scherza.

Infatti una ricerca condotta dall’Università di Harvard su un campione di 70.000 persone, ha dimostrato che l’ottimismo aiuta a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo e rafforza le difese immunitarie. Per tale motivo è un grande alleato contro il rischio di malattie gravi associate allo stress.

Natale alle Maldive

Sono anni, che trascorro il periodo natalizio al mare, anche se ho sempre amato da teologa, le tradizioni, in primis quelle cristiane.

 Ahimè, quando perdi tutti i tuoi affetti, inevitabilmente, può succedere di stravolgere, anche le abitudini di una vita. Questo è ciò che mi è accaduto. Facilitata anche da un marito che, per trascorrere un po’ di tempo insieme, durante l’anno, spesso e volentieri lo raggiungo negli Emirati. Quest’anno, invece Maldive. 

Ne avevo sempre sentito tanto decantare dai miei amici. E, così l’atollo di Ari è stato prescelto tra i ventisei, di cui milleduecento isole coralline circa, coperte di palme e cespugli di mangrovie. 

La scelta del resort, dopo una estenuante ricerca (ndr sono un centinaio) è ricaduta sul Sea Diamonds Thudufushi che definirei simile ad una perla sull’oceano. Bellissima la spiaggia bianca che quando la si calpesta, si ha come la sensazione di affondare i piedi nel borotalco. I colori della laguna e del mare, con un’infinità di specie marine, spaziano tra tutte le varietà cromatiche del turchese che abbagliano, insomma un frammento di paradiso terrestre. 

A dire il vero, seppur gli sforzi da parte della struttura, il Natale lo si percepisce molto, ma molto poco. Nessuna funzione religiosa, l’unico festeggiamento è la cena, particolarmente elaborata sulla spiaggia il giorno della vigilia. Lo stesso vale per la cena di fine anno. Quest’anno, però con un tocco in più, l’estro dello stellato Carlo Cracco. 


Ora però lascio alle immagini la descrizione di una delle meraviglie del mondo.

Lory Pesce Buonamico 

Natale è qui

Come ogni Natale, come ogni anno sono arrivata da lei, la mia terra.
Le mie origini, la mia famiglia, la mia gioventù, i miei profumi, le mie spiagge, i miei amici, la mia piazzetta, il mio mercato, la mia vigilia, i miei auguri, la mia nonna.


Ed è subito festa.

Il tempo qui si ferma e si dilata.

Qui non si corre.

Si riscopre il gusto di vivere lentamente.


Qui si può fare colazione comodamente seduti davanti al camino, si può chiacchierare su un divano senza guardare l’orologio, si incontrano amici senza dovere organizzare appuntamenti, si mangia come da nessun’altra parte al mondo, si vive di piccole cose, le stesse che fanno grande la vita.

Venire qui è terapia: si riparte dal vero, dal concreto, da quello che è veramente importante, l’essenza, i legami.

E poi c’è lui: il mare, immenso e forte, contenitore di tutti i ricordi più belli che mi accarezzano, mi cullano. 


E se lo trovo agitato io lo trovo più bello, maestoso, è come se mi volesse urlare la forza, quella che cerco e ritrovo.

Tornare qui, rimettere i piedi a terra, su questa terra che mi ha regalato i primi passi, mi ha insegnato a vivere è il più bel regalo di Natale, regalare tutto questo a mio figlio e vederlo felice non mi fa chiedere di più.


Basta così, non serve davvero null’altro.
Natale è qui e non potrebbe essere altrove.

Un giorno di Natale a Roma

Questo è un racconto fotografico.
Perché la bellezza va guardata.

Le descrizioni, tutte le parole più belle al mondo non rendono mai quanto la meraviglia di fronte ad un’immagine.


Ho la fortuna di vivere nella città più bella al mondo che con le feste di Natale diventa una favola straordinaria da vivere con i vostri bambini.

Queste foto raccontano un giorno in famiglia dentro una cornice straordinaria: Roma.


Roma a Natale a misura di bambino.

Roma in piazza Navona.

Un giro di giostra, una delle più antiche al mondo ( del 1896), è d’obbligo così come un giro per le famosissime “bancarelle”, presenti nella piazza per tutto il periodo natalizio.

E l’incontro con Babbo Natale prima e con la Befana verso Gennaio è garantito.


E poi a pranzo affacciati sulla piazza più celebre della capitale con le stupende fontane del Bernini, a gustare i piatti tipici della cucina romana.


E poi ancora nei bistrot che costeggiano la piazza a bere un caffè, mangiare un dolce mentre i bambini giocano negli spazi a loro dedicati tra mille luci di Natale che scaldano il cuore.


Quindi cari mamme e papà, se passate da Roma con i vostri bambini nel periodo di Natale non potete perdervi lo splendore è la magia di piazza Navona.

Acconciatori contro l’AIDS

Quando fai una cosa buona, quando fai un’attività di sensibilizzazione, quando diffondi un’idea intelligente, quando nel tuo piccolo riesci a dare un aiuto e mentre lo fai ti diverti pure e lo scopo è davvero nobile, be’ credo che poco o niente può fare sentire più soddisfatto.

Così è stato per me lo scorso 1 Dicembre, giornata internazionale della lotta contro l’AIDS, con CONTESTA ROCK HAIR promotore dell’evento di raccolta fondi e sensibilizzazione all’uso del profilattico “AIDS IS NOT DEAD”.


Il brand internazionale di hairstyle e la Lega Italiana per la lotta contro l’Aids (LILA) hanno rinnovato per il tredicesimo anno consecutivo questo super evento che ha messo insieme stampa, blogger, artisti, giovani romani e turisti da tutto il mondo al CRH HUB presso Yellow Square, l’ostello più innovativo d’Europa, realtà unica in Italia.


ContestaRockHair ha promosso questa importante campagna di sensibilizzazione, con una raccolta fondi per la LILA, che nel 2017 celebrerà 30 anni di impegno nella lotta contro l’AIDS.


Quindi l’appuntamento è al prossimo anno, che sicuramente sarà ancora più speciale.


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