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100% mamma

E poi l’abbiamo sentito battere

Dopo undici giorni di ciclo mi sono decisa a prendere un appuntamento dal ginecologo.

Erano ormai davvero troppi giorni, mi sentivo debole, strana, una sera dopo aver fatto 20 minuti di ciclette ho avuto un mancamento, avevo spesso mal di stomaco.

“Ma che mi starà succedendo?”, pensavo confusa tra me e me.

Ne parlo con le amiche più care, forse è una cisti, forse un polipetto, forse un fibroma, forse qualcosa di peggio.

Mah!

Arriva il giorno del controllo dal ginecologo, mi presento con mezz’ora d’anticipo come al mio solito, l’appuntamento era alle 11, mi fa entrare alle 11,45.

Un ora e quindici minuti di tensione, avevo fame, ultimamente la mattina ho sempre fame cosa insolita.

Entro, mi siedo, spiego tutto.

Mi sdraio per fare un’ecografia.

Guardo ogni gesto del ginecologo, lo vedo attento, sento schiacciare quei tasti con insistenza, mi è sembrato un tempo davvero infinito, credo di non avere mai fatto un’ecografia così lunga.

Poi mi visita, mentre continua ad essere molto concentrato, senza proferire parola.

E io pensavo al quel silenzio che sentivo forte in quella stanza.

Mi fa rivestire, mi siedo alla scrivania e lui: “allora signora, io credo di vedere una camera gestazionale, ma se è così non c’è da essere molto allegra perché significa che è una gravidanza che inizia molto male, quello che lei crede sia ciclo invece è una minaccia d’aborto. Faccia l’esame delle BHGC (l’ormone della gravidanza) e poi ne riparliamo per capire cosa fare. Se dovesse sentire forti dolori all’addome corra al pronto soccorso perché si tratta di un aborto”.

Ora, voi potete immaginare come mi sono sentita io in quel momento!

Quelle parole, come macigni mi hanno trafitto il cuore e il cervello.

Mi viene comunicato sbalorditivamente che sono incinta ma non posso essere felice perché c’è un reale rischio d’aborto.

Confusa, tesa e spaventata corro ad un laboratorio di analisi a fare l’esame delle beta, dopo un’ora arriva il risultato: 2.889. La gravidanza c’è!

Sono felice, mi affanno a telefonare al ginecologo che risponde dopo tre, dico tre ore interminabili che dice: “signora, anche ora non c’è da essere allegri, fra tre giorni deve ripetere l’esame e se le beta sono aumentate vorrà dire che la gravidanza va avanti, dopodiché voglio rivederla per escludere che sia una gravidanza extrauterina”.

Non un filo d’amore in quelle parole.

Non mi è piaciuto, la freddezza forse “tecnica” non fa per me, stiamo parlando di un figlio, di una vita, della mia famiglia e anche del mio stato di salute. Quelle parole glaciali e distaccate non mi bastavano.

Il giorno dopo ero da un altro ginecologo e che Dio lo benedica per il sorriso e la speranza che esprime.

Intanto ha subito confermato con decisione la presenza di una gravidanza in utero, un fagiolino di 5 millimetri è li ed io da quel momento mi sono sentita finalmente madre una seconda volta.

Certo mi ha fatto ripetere il giorno dopo le beta sperando che io le avessi trovate duplicate ed invece erano quasi triplicate.

Il fagiolino c’è e combatte, altroché!

Ho iniziato la terapia con il progesterone e il riposo fra letto e divano.

Dopo una decina di giorni sono andata a fare un controllo.

Buone notizie: il piccolo combatte ed il suo cuoricino si sente forte, potente e vigoroso.

È un tonfo al cuore quel rumore!

Adesso continuo a stare a riposo, più che altro a non stancarmi, ma finalmente sono serena.

Mi aspettano mesi belli, bellissimi, mi sento forte e sono sicura che tutto andrà bene.

Deve essere così.

Un pezzo di vita nuova

Un altro figlio.

Un altro miracolo.

Il mio cuore deve fare spazio, serve un posto in più. E così è stato appena l’esame delle BHCG ha dato la certezza che dentro di me c’è un’altra vita, quella del mio secondo figlio.

La bellezza di un attimo che cambierà ancora la mia esistenza, in un momento tutto è diventato altro, ancora amore, ancora madre, ancora un “noi”, ancora famiglia.

Mi sento così fortunata, grata e felice.

Credo non esista abitudine per il miracolo di una nascita.

La meraviglia si rinnova, tutto torna come la prima volta, con la sicurezza in più di quello che già è stato fatto.

Da queste prime settimane parte un nuovo viaggio che potremo fare insieme su questo mio diario online che è la mia vita.

Aiuto, la chat di classe!

Io mi sento tanto una mamma digitale, una che usa la tecnologia e benedice chi l’ha inventata perché ci facilita la vita in tanti, tantissimi aspetti.

È così che non abbiamo più barriere, nè di spazio e nè di tempo, possiamo essere in un luogo senza essere presenti, siamo a conoscenza di tutto quello che ci serve sapere. Insomma, la comunicazione grazie alla tecnologia è davvero top.

Ma c’è una cosa, uno strumento della tecnologia che ahimè ci sfugge palesemente di mano: la chat whatsapp di classe.

Ammettiamolo mamme, da quando iniziamo a farne parte e a comprendere il meccanismo ci trasformiamo in messaggiatrici compulsive, l’inutile d’improvviso diventa indispensabile, ossessivamente mettiamo il becco su tutto, ma proprio tutto, nulla escluso.

La chat di whatsapp spessissimo diventa un vero e proprio tribunale online dove ognuno si fa giustizia da sè, per difendere i figli, contro l’organizzazione scolastica, arrivando ad essere persino offensivi e aggressivi.

Online si discute su tutto.

Il contatore delle notifiche impazzisce, si collezionano centinaia di foto e altrettanti commenti in un tripudio di cuori, farfalle, fiori, faccine e tutte le emoticon della tastiera.

Chi non è genitore non può comprendere le dinamiche che si creano e penserà senz’altro: ma queste cosa avranno mai da chiedere ?

Molte cose.

Quasi tutte inutili:

⁃ Che temperatura c’è?

⁃ Avete visto un bicchiere di plastica blu?

⁃ Che merenda avete dato oggi?

⁃ A pranzo è previsto pesce o carne?

Una richiesta compulsiva di rassicurazioni e aggiornamenti costanti.

E poi ancora: i compiti che sono sempre troppi, il regalo per le feste di classe, i regali di Natale alle maestre, il panico dei pidocchi, il tormentone dell’olio di palma e via così.

Dall’asilo nido alle scuole superiori le comunicazioni sui figli passano tutte inesorabilmente da whatsapp, il genitore diventa praticamente un intruso della classe che vuole sapere tutto quello che succede e mettere becco un po’ come fanno i cosiddetti “leoni da tastiera”, l’ansia di controllo è totale.

Aiuto!

Ma che fine faremo di questo passo?

E chi può dirlo!

Io personalmente, dopo il primo anno di materna di mio figlio, ho ridimensionato e non di poco la mia presenza in chat. Scrivo e rispondo solo se davvero necessario e sicuramente per dire un “grazie”, quello non lo si fa mai abbastanza.

Ed ho piacevolmente scoperto che con un uso consapevole della chat si stimolano le belle, care e vecchie chiacchierate all’aria aperta o magari al bar davanti un caffè.

Magari se riusciamo a tenere il cellulare più tempo in borsa riscopriamo la bellezza dei rapporti vis à vis che chiariscono ogni incomprensione guardandosi semplicemente in volto.

Basta poco: in tasca il cellulare sta da Dio!

Alle aziende conviene assumere mamme, eccome!

Quando scrivo che noi mamme siamo tutte delle wonder woman, quando scrivo che siamo le vere eroine di oggi, vi assicuro che dico una santa verità .

Una verità assoluta, che racconta un modo di essere che acquisiamo dal primo vagito di nostro figlio di cui non faremo più a meno, mai più .

Dopo l’incontro con il parto, nella lotta per dare la vita, nel dolore, nella forza, nel coraggio, noi sappiamo già che tutto è cambiato. Sappiamo che da questo momento noi siamo migliori, disposte e capaci ad ogni sacrificio, fisico e mentale.

Si scatena una forza mai pensata, immaginata o sperata.

Nostro figlio cresce e noi ci alleniamo a gestire le emergenze, a superare ogni ostacolo, a reggere il timone dell’intera famiglia. Sviluppiamo resistenza allo stress senza aver fatto neanche una lezione di yoga nella nostra vita, attitudine all’ascolto, empatia, senso di gruppo, di squadra.

Affrontiamo storie di ordinaria difficoltà quotidianamente. Notti passate in bianco a cullare i nostri figli, ma la sveglia la mattina dopo suona, dobbiamo andare al lavoro sapendo che ci reggeremo in piedi con litri di caffè ed infinita volontà.

Un’altra mattina, invece, ci sveglia il pianto di nostro figlio che ci avvisa di avere la febbre, ma in ufficio c’è una riunione a cui non possiamo assolutamente mancare. La baby sitter non può, non c’è stato tempo per organizzarsi. Già, perché tuo figlio non avvisa il giorno prima della febbre del giorno dopo. Ed i nonni, salvezza di tanti, ahimè vivono a 500 km di distanza. Ci inventiamo un piano, perché c’è sempre un piano B nella nostra mente: faremo una staffetta di corsa col papà.

Noi mamme, in qualche maniera, ce la facciamo sempre.

Quante competenze sviluppiamo allora grazie alla maternità ?

Tante, tantissime. Problem solving, lavoro di gruppo, predisposizione alla delega e coraggio, tanto coraggio. Si attivano risorse mentali non comuni, le competenze genitoriali insomma sono il top.

Ma nonostante ciò i dati sull’occupazione femminile continuano a dimostrare che la maternità è considerata come un intoppo del sistema del lavoro, senza dunque acquisire la consapevolezza che le stesse competenze con cui una donna gestisce la famiglia possono essere usate in ufficio, arricchendo un’azienda intera e non solo il lavoro del singolo.

La maternità vale più di un master.

Le cd Soft Skills e cioè il pensiero creativo, la comunicazione, la leadership, la resistenza allo stress ed il problem solving una mamma le vive quotidianamente e concretamente. In azienda, invece, si fanno i corsi per svilupparle.

L’essere madre, al pari di altre capacità e competenze, va inserita nel curriculum vitae come la più importante esperienza di vita.

E noi di contro dobbiamo sentirci sicure di noi stesse, abbandonare il senso di bassa autostima e prendere consapevolezza di quello di cui siamo capaci ed essere le prime a crederci, di avere tutte le carte in regola al pari degli uomini o meglio di loro.

E alle aziende chiedo di guardare quello che c’è oltre un pancione e di assumere più donne, più mamme per arricchire e migliorare.

Assumere una madre, insomma, è una delle mosse più astute che un’azienda possa compiere.

Mamme di Corsa e di Carriera

Qualche giorno fa, nella splendida cornice del “Byblos” di Milano, ho avuto il piacere di presentare il libro “Di corsa e di carriera” della giornalista e mamma Maria Antonietta Spadorcia.

Insieme a me, oltre all’autrice, c’erano l’on. Licia Ronzulli, l’on. Gianfranco Librandi ed il Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, mentre le letture sono state di Massimiliano Buzzanca.

Un libro speciale questo, per diverse ragioni.

• Innanzitutto perché quella di Maria Antonietta Spadorcia è una penna bellissima, scrive in modo scorrevole e ha il dono della sintesi. Quindi leggerla è davvero piacevole ;

• Poi perché tratta un tema, quello della maternità che tocca le corde del cuore di ogni madre e lo fa in maniera sensibile ma sempre autentica. È autentico il timore che si vive dell’inaspettato, perché questo è prima di tutto una gravidanza: un incontro al buio. Noi donne, dal momento stesso che sappiamo di essere incinte ci facciamo sopraffare da mille timori, pensieri e iniziamo a consultare signor Google per ogni minimo sospetto o dubbio.

La gravidanza costituisce anche un momento di rottura col passato, dà inizio ad una nuova vita per una donna in tutti gli ambiti del quotidiano. Dal lavoro e cene con gli amici si passa alle giornate passate in casa, notti insonni ed i temi trattati diventano: latte, pannolini, vaccini, passeggini, ecc.

Tutto si trasforma, diventa altro. Un cambiamento straordinario, un sogno che si avvera ma che pure però stravolge ogni cosa, perché nulla più sarà come prima.

• Inoltre, “Di corsa e di carriera” diventa a tratti una vera e propria denuncia sociale. Perché si narrano le difficoltà che genera la gestione di un bambino piccolo oggi: gli asili comunali praticamente inesistenti per la maggior parte delle famiglie italiane mentre quelli privati hanno dei costi esorbitanti e pochi possono permettersi; le difficoltà di trovare una baby sitter di cui fidarsi e lasciare neonati indifesi che certamente non sono capaci di raccontarci come passano le giornate e se gli vengono prestate le giuste attenzioni.

Momenti che ogni madre vive e a cui solo i nonni, quando vivono nella stessa città, possono dare rimedio.

Il libro è anche un messaggio di speranza per tutte le mamme a non mollare, ad accettare di non essere perfette perché la perfezione non fa parte di questo mondo e a pensare sempre positivamente con “Una sola parola, sgrammatica ma efficace. Tuttapposto, tutto attaccato mi raccomando.”

Buonanotte per un attimo mamme

Avete presente quando dite “buonanotte, io vado a letto” e poi :

– andate un attimo a guardare se vostro figlio dorme bene, è coperto, RESPIRA;

– andate un attimo ad annaffiare le piante;

– andate un attimo a preparare la spazzatura da buttare la mattina dopo;

– andate un attimo a controllare se la lavastoviglie ha finito il programma;

– mo’ che ci siete preparate, sempre questione di un attimo, la lavatrice;

– controllate un attimo se nello zainetto della scuola c’è tutto;

-preparate il necessario per la colazione di domani;

– andate a lavarvi i denti e mo’ che ci siete riordinate un attimo il bagno;

– date per un attimo un’occhiata al pc, controllata veloce al lavoro e poi all’agenda di domani.

Poi svenite e la sveglia esattamente dopo un ATTIMO suona.

Avete presente?!

“Mamma, mi hai dettoChe la maternità sarebbe stata meravigliosa.

Ma mamma, non mi hai mai detto Cosa mi avrebbe fatto.

Come avrebbe preso la donna che ero

La donna che credeva di sapere tutto

E voleva controllare tutto

E l’avrebbe fatta fuori

e le avrebbe insegnato

che aveva tante cose da imparare.
Mamma, mi hai detto

che ci sarebbero state notti insonni

Ma mamma, non mi hai mai detto

quanto sarei potuto essere stanca

Che dormire sarebbe diventato un lusso e non qualcosa a cui ho diritto;

Ma che non ci sarebbe stato niente di più dolce di sentire il suono del loro respiro costante mentre dormivano;

E che anche tutto quello che volevo

era chiudere i miei occhi

Per altri cinque minuti,

Piccole, soffici, paffute braccia

Intorno al mio collo,

Cantando canzoni,

raccontando storie

Ridacchiando e strillando,

Mi avrebbe fatto dimenticare quanto avevo bisogno di dormire.

Mamma, mi hai detto

Che ne sarei venuta fuori un giorno alla volta.

Ma mamma, non mi hai mai detto

Che la maternità si sarebbe presa la perfezionista che c’è in me E l’avrebbe ridotta a qualcuno che non ha altra scelta che accettare Che a volte, “abbastanza buono” è abbastanza.

Mamma, mi hai detto
Che la maternità avrebbe cambiato il modo in cui penso

Ma mamma, non mi hai mai detto

Come la mia memoria di ferro avrebbe potuto essere ridotta in brandelli,

E che avrei dimenticato,

Sbagliato posto,

E confuso le cose;

Ma che avrei ricordato più chiaramente

il peso dei loro piccoli corpi caldi

la prima volta che li ho tenuti in braccio.

Mamma, mi hai detto

Che la maternità mi avrebbe insegnato l’altruismo.

Ma mamma, non mi hai mai detto

Come, a volte, mi sarei sentita come se la mia indipendenza, La mia libertà, il mio tempo, il senso di me stessa, fossero portati via del tutto.

E che mi sarei sentita in colpa a volte sperando di poter avere tutto indietro;

Ma che in realtà, è un privilegio essere necessari a qualcuno

Così profondamente

E che la maternità mi avrebbe regalato

 così tanti momenti preziosi da togliermi il fiato.

Mamma, mi hai detto

Che la maternità avrebbe cambiato le mie priorità.

Ma mamma, non mi hai detto delle preoccupazioni. Di quanto mi sarei preoccupata.

Sono felici? Sono in buona salute?

Stanno bene?

Io sono abbastanza?

Non sapevo che qualcun altro avrebbe

totalmente e completamente

Consumato ogni mio pensiero

E che tutto il resto sarebbe diventato

non importante,

Secondario,

fintanto che i miei figli fossero felici.

Mamma, mi hai detto

Che sarebbe stata una gioia vederli crescere.

Ma mamma, non mi hai mai detto

Quanto velocemente il tempo sarebbe passato;

Come le ore, i giorni, le settimane e i mesi

sarebbero fuggiti

dalle mie dita

Così in fretta

Che all’improvviso mi sarei ritrovata a guardare un ragazzo invece di un bambino;

Un bambino invece di un neonato;

E implorare il tempo di essere un po ‘ più gentile e che mi aspettasse per recuperare.

Mamma, mi hai detto

Che la maternità avrebbe dovuto insegnarmi le cose.

Ma mamma, non mi hai mai detto

Come diventare una madre mi avrebbe messo alla prova

E spingermi

E farmi dubitare di me stessa

E portarmi a pensare che stavo facendo tutto sbagliato;

Ma che con ogni prova, ogni spinta, ogni momento

avrebbe potuto insegnarmi

Come essere migliore

Come si fa ad essere più forte

E che sarei stata in grado di farlo. 

Mamma, mi hai detto che mi hai amato.

Ma mamma, non mi hai mai detto quanto l’amore potesse correre così ferocemente nelle vene;

Come ogni altro tipo di amore

Che io abbia mai sentito

non è stato niente del genere.

Come sarebbe stato un amore che mi ha insegnato a dare più di quanto avrei mai pensato di poter dare, e, in qualche modo, a voler dare ancora di più quando penso che non ho più niente,

E ad essere grata per la più semplice delle gioie.”

(Dal web)

Ho scoperto EasyCOOP!

Mamme, sapete cos’è EasyCOOP?
È la spesa che più facile non c’è!
Bastano pochi minuti, pochi click e le dispense di casa saranno sorprendentemente piene con zero e sottolineo zero fatica.
Senza prendere l’auto, senza affrontare il traffico di Roma, senza andare alla disperata ricerca di un parcheggio, senza fare lunghe file alle casse. 

Sembra una favola, soprattutto per chi vive in una città complicata come Roma, ma invece è già realtà.


I tempi cambiano, per cui COOP si è adeguata al cambiamento e grazie alla spesa digitale che si chiama EasyCOOP il cliente ha un servizio molto comodo che restituisce tempo e qualità alla famiglia. 

Ormai tutti gli italiani sono connessi durante tutto il giorno, amano l’innovazione, la tecnologia e hanno sempre meno tempo a causa dei ritmi frenetici della città.

Per cui l’ e-commerce è una soluzione ottimale a cui EasyCoop ha saputo guardare per primo.

Quattro sono i punti fondamentali che rendono EasyCoop una vera e propria best- practice:
1. La semplicità del metodo d’acquisto;
2. La qualità e l’assortimento di prodotti;
3. La sicurezza garantita a 360 gradi;
4. La flessibilità delle fasce di consegna (dalle 8,00 alle 22,00).
Nella visita che ho potuto fare insieme ad altre blogger del dark store di EasyCoop ho potuto constatare personalmente quanta cura e attenzione c’è verso i prodotti, la loro conservazione, la suddivisione per categorie ben ordinate. 


Ho conosciuto il personale che cura in maniera sbalorditiva tutto il dark store fino alla consegna a casa, un personale qualificato e attento, prontissimo a rispondere a tutti i quesiti di noi blogger, che prima di tutto siamo mamme e quindi molto scrupolose quando compriamo qualcosa per la nostra famiglia e soprattutto per i nostri figli. 

Le risposte ricevute, devo ammetterlo con gioia, sono state più che soddisfacenti.

 Non è servito invogliarmi con molte chiacchiere a fare la spesa EasyCoop, è bastato ciò che ho visto fra tutte quelle corsie e celle frigorifere che erano talmente perfette da sembrare un mosaico, guardare il lavoro dei dipendenti ed il loro sorriso, ascoltare le parole decise di chi ci spiegava cosa, come e quando EasyCoop è realmente una spesa di qualità.

Io sono tornata a casa soddisfatta e felice perché non solo è vero tutto quello che vediamo in pubblicità o leggiamo sui volantini ma perché visionando tutto personalmente mi sono resa conto, con meraviglia, che è ancora meglio di ciò che sembra. 

E ho voluto ringraziarli personalmente del lavoro che fanno per i loro clienti.
Perché il cliente davvero viene prima di tutto e tutto ruota attorno a questa figura, ai suoi bisogni e necessità garantendo un servizio efficace e di qualità.

Volete provare anche voi? 
Volete provare con uno sconto speciale?
Se vivete a Roma (all’interno del Grande Raccordo Anulare) potete farlo, usufruendo di 10€ di sconto digitando questo codice: “FATTOREMAMMA_10”, valido fino al 31 Luglio. 
Approfittate di questo sconto per conoscere e apprezzare questo modo nuovo, facile e comodo di fare la spesa per la vostra famiglia.
E secondo me, non potrete più farne a meno!

Gallery di #MammeinParlamento

Ieri è stata una giornata speciale.

Le mamme sono state protagoniste in Parlamento.

Vi lascio le foto più belle…. ed anche quelle più divertenti del party.


Il vice Presidente della Camera dei Deputati on. Simone Baldelli ha inaugurato i lavori.



È stato con noi anche il Ministro Enrico Costa.


Ha moderato Giancarla Rondinelli, giornalista Mediaset.


Le blogger: Jolanda Restano, Simona Mazzei, Federica Piccinini, Barbara Damiano ed io in pausa pranzo.

A sinistra l’on. Enza Bruno Bossio, esperta di digitale intervenuta a Mamme in Parlamento.

Dopo una giornata di lavoro….. ora è il momento del party!


Mamme, venite in Parlamento con me?

Sono giorni concitati questi per me.Siamo alla settimana di vigilia dell’evento “Mamme in Parlamento” e io sto impiegando tutte le mie forze per la riuscita più giusta, quella che merita.

L’appuntamento è il 6 Giugno alle h.10,00 all’ Aula dei Gruppi della Camera dei Deputati ( via di Campo Marzio, 74).

Saremo li e saremo tante, tutte per proporre, migliorare, consigliare come solo una mamma sa fare.


Sarà un incontro fra blogger, esperti di comunicazione, esperti di digitale ed istituzioni che avrà come scopi:
– sensibilizzare le istituzioni su temi e problemi delle mamme e dunque delle famiglie italiane, con particolare attenzione alle nuove-mamme, intese come nuova generazione di mamme digitali, tecnologiche e consapevoli, che possono dare un contributo vero a rendere il Paese più a misura di mamma;
– far conoscere alle nuove-mamme le istituzioni e la politica intesa nel senso più nobile: come funziona la politica e soprattutto il parlamento e come può far evolvere il Paese partendo dalle esigenze reali dei cittadini;
– creare nuovi “corridoi” che, sfruttando il digitale, possano far pervenire idee da parte delle mamme a chi amministra la cosa pubblica.


Saremo ” Mamme in Parlamento ” per un giorno.

Avremo la possibilità di confrontarci con le istituzioni sui temi che più ci riguardano da vicino: sanità, scuola, lavoro, bullismo, telecamere obbligatorie nelle scuole, cyber bullismo. Lo faremo alla presenza delle istituzioni, di politici, membri del Governo, blogger, influencer, tecnici, esperti di digitale.

Ma le protagoniste assolute saranno le mamme con le loro esigenze e proposte.

Sarà una giornata importante, di riflessione, di studio e confronto.

Ascolteremo voci autorevoli di diversi settori.

Ma soprattutto ascolteremo le mamme italiane, importante motore del nostro Paese.
Partecipare è semplice e gratuito, basta inviare una mail a : accrediti@aidr.it


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