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100% mamma

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L’ultimo trimestre di gravidanza

24 marzo 2018
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Sono arrivati gli ultimi tre mesi, lo sprint finale, quello più faticoso, più lungo, più arduo. È iniziato il conto alla rovescia, manca sempre meno. Ci troviamo a combattere contro un miscuglio disomogeneo di emozioni: l’ansia per il parto che si avvicina, la paura che qualcosa possa andare storto, la frenesia dell’attesa, la voglia di vedere il nuovo visino che aumenterà la famiglia, la gioia dei preparativi, la solitudine dei giorni passati in casa ad attendere impaziente. Insomma, è come…

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Il MIO sesto mese di gravidanza

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Sesto mese di gravidanza, ho superato il giro di boa già da un po’.

Più di metà cammino verso il parto, più di metà cammino verso il giorno in cui potrò stringere mia figlia e guardare i suoi occhi.

Il mio corpo è cambiato del tutto, mi sento già goffa come un elefante mentre prova a fare uno slalom, la pancia cresce a dismisura di pari passo alla fame e la piccola si fa sentire forte, si fa spazio, quasi a dire: “guardate che ci sono anche io!”

Sono finalmente entrata in un negozio solo per lei ed ho iniziato la corsa verso il “rosa”, perché quando una mamma diventa madre di una figlia femmina dopo un maschio, tu donna sappi che impazzirai letteralmente di fronte al colore per eccellenza, quel rosa che hai ammirato tanto sulle altre bambine e sognato insieme a pizzi, merletti, fiocchi, fiorellini, cuoricini e palettes.

Ora è successo anche a me:avrò una figlia femmina e non mi sembra vero!

Devo ammettere che non mi aspettavo che questo dettaglio fosse tanto entusiasmante.

È arrivato anche il tempo di pensare al parto, dove farlo, come farlo, con chi farlo. E ancora oggi, a sei mesi suonati di gravidanza non ho deciso. Mi sembra ancora così lontano, ma mancano solo tre mesi…. e quanto sono tre mesi?!?! Il tempo esatto in cui la bambina deciderà dove nascere. Questo è quello che mi piace pensare ora.

È arrivato anche il momento del nervo sciatico che non mi da tregua, delle ore di sonno diminuite e degli occhi sbarrati al buio, della pancia che diventa dura e che ogni volta mi spaventa, della voglia di nutella dopo cena, di Totò che da i baci a sua sorella, dell’olio di karitè che spalmo sul pancione, del bagno rilassante che faccio come da programma quando affronto giornate che iniziano male e finiscono peggio, dei pianti improvvisi per la solitudine di giorni troppo lunghi e soli in cui sento la mancanza delle persone a me più care.

Ma è un tempo felice, felice sopra ogni perplessità, difficoltà o paura.

Perché questo è il tempo dell’attesa, della dolce attesa e altrimenti non potrebbe essere.

Pensare che a casa ci sarà un posto in più mi da una gioia che non riesco a scrivere, forse nemmeno ad immaginare.

L’attesa continua…….

La morfologica, che sorpresa!

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Mi sentivo agitata, a tratti spaventata.

L’appuntamento era alle 10, dopo una notte passata quasi totalmente in bianco non ero proprio in forma.

La morfologica, si sa, è un esame importante, il più importante della gravidanza, ti chiarisce la stato di salute di tuo figlio, analizza organo per organo.

E alla seconda gravidanza è diverso, almeno per me lo è stato.

La prima volta sei avvolta da un po’ di incoscienza e forse anche da superficialità, non sai bene, non l’hai mai fatta, tutto è una novità.

Ma la seconda volta non c’è via d’uscita: hai paura, temi, pensi qualsiasi cosa. E speri, preghi che tuo figlio stia bene, che ogni pezzo del suo corpicino sia nel posto giusto e che funzioni alla perfezione.

Questi sono i pensieri che hanno affollato la mia testa per più di qualche giorno.

Ci siamo, inizia.

Il ginecologo esamina scrupolosamente organo per organo: il cuoricino, la spina dorsale, il cervello, i reni. Prende le misure, contiamo insieme le dita delle manine, dei piedini, controlliamo le orecchie .Va tutto bene, grazie al cielo.

Poi si ferma un attimo, vedo il suo volto perplesso, quasi sbalordito, io lo guardo fisso in viso e lui: “signora, io le avevo detto che era un maschietto?….. Le ho dato un’illusione, perché è una femminuccia, non ci sono dubbi!”

Che sorpresa!

Sono scoppiata in una risata così allegra come forse non avevo mai fatto.

Avevamo immaginato un maschietto, avevamo comprato già qualcosa di azzurro, Antonio gli aveva già dato un nome: era Tommaso.

In un attimo è cambiato tutto!

Avremo una figlia, Antonio avrà una sorellina.

Siamo felici e lo siamo soprattutto perché la morfologica ci ha detto che è una bambina sana.

Bonus bebè 2018

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Prendete nota mamme:

“Non bisogna confondere il premio nascita con l’assegno di natalità, o bonus bebè: questo è un assegno mensile, pari a 80 euro, destinato alle famiglie con un figlio nato, adottato o in affido preadottivo tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017 e con un Isee (si tratta dell’indicatore che “misura” la ricchezza della famiglia) non superiore a 25mila euro.

L’assegno è annuale e viene corrisposto ogni mese fino al 3° anno di vita del bambino o al terzo anno dall’ingresso in famiglia del figlio adottato.

Per i nati dal 1° gennaio 2018, la misura cambia: il bonus, in particolare, sarà riconosciuto solo fino al 1° anno di età. Dal 2019, poi, il bonus sarà dimezzato e passerà a 40 euro al mese.

Allo stato attuale, il bonus bebè ha un ammontare differente, che dipende dall’ Isee del nucleo familiare:

• 960 euro l’anno (80 euro al mese per 12 mesi) se l’Isee è superiore a 7mila euro annui ma entro 25mila euro annui;

• 1920 euro l’anno (160 euro al mese per 12 mesi) se l’Isee non supera 7mila euro annui.

È possibile fare domanda per il bonus bebè entro 90 giorni dalla nascita o dall’ingresso in famiglia del figlio adottato o affidato. Se si presenta la domanda successivamente, l’assegno è erogato a partire dal mese successivo alla presentazione della domanda, senza arretrati.

I requisiti di cittadinanza necessari per ottenere il bonus sono gli stessi del premio nascita, così come le modalità di presentazione della domanda (sito dell’Inps, contact center o patronato).

Cos’è e come funziona il Bonus Mamma Domani

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Che cos’è il Bonus Mamma Domani?

Si tratta di un contributo, dell’importo di 800 euro, completamente esentasse, che spetta alle neo mamme per la nascita del bambino.

È corrisposto alle future madri a partire dal compimento del 7°mese di gravidanza o in caso di affidamento e adozione.

Per ottenere il premio, che viene erogato in un’unica soluzione, bisogna inviare un’apposita domanda all’Inps entro un anno dal verificarsi dell’evento (nascita, adozione o affidamento).

Il bonus nascita è riconosciuto alle donne in gravidanza o alle madri che siano in possesso dei seguenti requisiti:

• residenza in Italia;

• cittadinanza italiana, europea o extraeuropea, purché in possesso di regolare permesso di soggiorno.

Il premio di 800 euro può essere concesso esclusivamente per uno dei seguenti eventi:

• compimento del 7° mese di gravidanza (inizio dell’8° mese di gravidanza);

• parto, anche se antecedente all’inizio dell’8° mese di gravidanza;

• adozione del minore, nazionale o internazionale, disposta con sentenza divenuta definitiva;

• affidamento preadottivo nazionale disposto con ordinanza.

Il beneficio è concesso in un’unica soluzione e per ogni singolo evento, gravidanza o parto, adozione o affidamento.

Va dunque presentata una domanda per ogni evento e quindi per ogni minore, nato, adottato o affidato: se, ad esempio, si presenta la domanda al compimento del settimo mese di gravidanza, non si deve presentare un’altra domanda per l’evento nascita relativo allo stesso bambino.

Lo stesso vale per l’affidamento di un minore: chi ha richiesto il bonus nascita per l’affidamento non può richiederlo nuovamente per l’adozione dello stesso bambino.

In caso di parto gemellare, invece, si deve ripresentare la domanda dopo la nascita, inserendo tutte le informazioni necessarie per l’integrazione del premio rispetto al numero dei bambini nati.

Alla domanda devono essere allegati:

• una certificazione sanitaria rilasciata dal medico specialista del Servizio sanitario nazionale, che attesti la data presunta del parto;

• un’autocertificazione della data del parto e delle generalità del bambino, se la domanda del premio è presentata in relazione al parto;

• il provvedimento giudiziario di adozione o di affidamento preadottivo, in caso di affidamento o adozione.

La domanda deve essere presentata all’Inps esclusivamente in via telematica, attraverso una delle seguenti modalità:

• sul sito internet dell’Inps, accedendo con le tue credenziali ( Pin dispositivo, Carta nazionale dei servizi o Spid di 2° livello), accedendo all’apposita sezione “Domanda di prestazioni a sostegno del reddito, premio alla nascita”;

• tramite Contact center Inps Inail, al numero verde 803.164 (numero gratuito da rete fissa) o numero 06 164.164 (numero da rete mobile con tariffazione a carico dell’utenza chiamante);

• tramite enti di patronato, attraverso i servizi offerti dagli stessi.

Il premio nascita verrà pagato dall’Inps nelle modalità scelte nella domanda:

• bonifico domiciliato;

• accredito su conto corrente;

• libretto postale;

• carta prepagata con Iban.

E poi l’abbiamo sentito battere

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Dopo undici giorni di ciclo mi sono decisa a prendere un appuntamento dal ginecologo.

Erano ormai davvero troppi giorni, mi sentivo debole, strana, una sera dopo aver fatto 20 minuti di ciclette ho avuto un mancamento, avevo spesso mal di stomaco.

“Ma che mi starà succedendo?”, pensavo confusa tra me e me.

Ne parlo con le amiche più care, forse è una cisti, forse un polipetto, forse un fibroma, forse qualcosa di peggio.

Mah!

Arriva il giorno del controllo dal ginecologo, mi presento con mezz’ora d’anticipo come al mio solito, l’appuntamento era alle 11, mi fa entrare alle 11,45.

Un ora e quindici minuti di tensione, avevo fame, ultimamente la mattina ho sempre fame cosa insolita.

Entro, mi siedo, spiego tutto.

Mi sdraio per fare un’ecografia.

Guardo ogni gesto del ginecologo, lo vedo attento, sento schiacciare quei tasti con insistenza, mi è sembrato un tempo davvero infinito, credo di non avere mai fatto un’ecografia così lunga.

Poi mi visita, mentre continua ad essere molto concentrato, senza proferire parola.

E io pensavo al quel silenzio che sentivo forte in quella stanza.

Mi fa rivestire, mi siedo alla scrivania e lui: “allora signora, io credo di vedere una camera gestazionale, ma se è così non c’è da essere molto allegra perché significa che è una gravidanza che inizia molto male, quello che lei crede sia ciclo invece è una minaccia d’aborto. Faccia l’esame delle BHGC (l’ormone della gravidanza) e poi ne riparliamo per capire cosa fare. Se dovesse sentire forti dolori all’addome corra al pronto soccorso perché si tratta di un aborto”.

Ora, voi potete immaginare come mi sono sentita io in quel momento!

Quelle parole, come macigni mi hanno trafitto il cuore e il cervello.

Mi viene comunicato sbalorditivamente che sono incinta ma non posso essere felice perché c’è un reale rischio d’aborto.

Confusa, tesa e spaventata corro ad un laboratorio di analisi a fare l’esame delle beta, dopo un’ora arriva il risultato: 2.889. La gravidanza c’è!

Sono felice, mi affanno a telefonare al ginecologo che risponde dopo tre, dico tre ore interminabili che dice: “signora, anche ora non c’è da essere allegri, fra tre giorni deve ripetere l’esame e se le beta sono aumentate vorrà dire che la gravidanza va avanti, dopodiché voglio rivederla per escludere che sia una gravidanza extrauterina”.

Non un filo d’amore in quelle parole.

Non mi è piaciuto, la freddezza forse “tecnica” non fa per me, stiamo parlando di un figlio, di una vita, della mia famiglia e anche del mio stato di salute. Quelle parole glaciali e distaccate non mi bastavano.

Il giorno dopo ero da un altro ginecologo e che Dio lo benedica per il sorriso e la speranza che esprime.

Intanto ha subito confermato con decisione la presenza di una gravidanza in utero, un fagiolino di 5 millimetri è li ed io da quel momento mi sono sentita finalmente madre una seconda volta.

Certo mi ha fatto ripetere il giorno dopo le beta sperando che io le avessi trovate duplicate ed invece erano quasi triplicate.

Il fagiolino c’è e combatte, altroché!

Ho iniziato la terapia con il progesterone e il riposo fra letto e divano.

Dopo una decina di giorni sono andata a fare un controllo.

Buone notizie: il piccolo combatte ed il suo cuoricino si sente forte, potente e vigoroso.

È un tonfo al cuore quel rumore!

Adesso continuo a stare a riposo, più che altro a non stancarmi, ma finalmente sono serena.

Mi aspettano mesi belli, bellissimi, mi sento forte e sono sicura che tutto andrà bene.

Deve essere così.

Un pezzo di vita nuova

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Un altro figlio.

Un altro miracolo.

Il mio cuore deve fare spazio, serve un posto in più. E così è stato appena l’esame delle BHCG ha dato la certezza che dentro di me c’è un’altra vita, quella del mio secondo figlio.

La bellezza di un attimo che cambierà ancora la mia esistenza, in un momento tutto è diventato altro, ancora amore, ancora madre, ancora un “noi”, ancora famiglia.

Mi sento così fortunata, grata e felice.

Credo non esista abitudine per il miracolo di una nascita.

La meraviglia si rinnova, tutto torna come la prima volta, con la sicurezza in più di quello che già è stato fatto.

Da queste prime settimane parte un nuovo viaggio che potremo fare insieme su questo mio diario online che è la mia vita.

Aiuto, la chat di classe!

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Io mi sento tanto una mamma digitale, una che usa la tecnologia e benedice chi l’ha inventata perché ci facilita la vita in tanti, tantissimi aspetti.

È così che non abbiamo più barriere, nè di spazio e nè di tempo, possiamo essere in un luogo senza essere presenti, siamo a conoscenza di tutto quello che ci serve sapere. Insomma, la comunicazione grazie alla tecnologia è davvero top.

Ma c’è una cosa, uno strumento della tecnologia che ahimè ci sfugge palesemente di mano: la chat whatsapp di classe.

Ammettiamolo mamme, da quando iniziamo a farne parte e a comprendere il meccanismo ci trasformiamo in messaggiatrici compulsive, l’inutile d’improvviso diventa indispensabile, ossessivamente mettiamo il becco su tutto, ma proprio tutto, nulla escluso.

La chat di whatsapp spessissimo diventa un vero e proprio tribunale online dove ognuno si fa giustizia da sè, per difendere i figli, contro l’organizzazione scolastica, arrivando ad essere persino offensivi e aggressivi.

Online si discute su tutto.

Il contatore delle notifiche impazzisce, si collezionano centinaia di foto e altrettanti commenti in un tripudio di cuori, farfalle, fiori, faccine e tutte le emoticon della tastiera.

Chi non è genitore non può comprendere le dinamiche che si creano e penserà senz’altro: ma queste cosa avranno mai da chiedere ?

Molte cose.

Quasi tutte inutili:

⁃ Che temperatura c’è?

⁃ Avete visto un bicchiere di plastica blu?

⁃ Che merenda avete dato oggi?

⁃ A pranzo è previsto pesce o carne?

Una richiesta compulsiva di rassicurazioni e aggiornamenti costanti.

E poi ancora: i compiti che sono sempre troppi, il regalo per le feste di classe, i regali di Natale alle maestre, il panico dei pidocchi, il tormentone dell’olio di palma e via così.

Dall’asilo nido alle scuole superiori le comunicazioni sui figli passano tutte inesorabilmente da whatsapp, il genitore diventa praticamente un intruso della classe che vuole sapere tutto quello che succede e mettere becco un po’ come fanno i cosiddetti “leoni da tastiera”, l’ansia di controllo è totale.

Aiuto!

Ma che fine faremo di questo passo?

E chi può dirlo!

Io personalmente, dopo il primo anno di materna di mio figlio, ho ridimensionato e non di poco la mia presenza in chat. Scrivo e rispondo solo se davvero necessario e sicuramente per dire un “grazie”, quello non lo si fa mai abbastanza.

Ed ho piacevolmente scoperto che con un uso consapevole della chat si stimolano le belle, care e vecchie chiacchierate all’aria aperta o magari al bar davanti un caffè.

Magari se riusciamo a tenere il cellulare più tempo in borsa riscopriamo la bellezza dei rapporti vis à vis che chiariscono ogni incomprensione guardandosi semplicemente in volto.

Basta poco: in tasca il cellulare sta da Dio!

Alle aziende conviene assumere mamme, eccome!

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Quando scrivo che noi mamme siamo tutte delle wonder woman, quando scrivo che siamo le vere eroine di oggi, vi assicuro che dico una santa verità .

Una verità assoluta, che racconta un modo di essere che acquisiamo dal primo vagito di nostro figlio di cui non faremo più a meno, mai più .

Dopo l’incontro con il parto, nella lotta per dare la vita, nel dolore, nella forza, nel coraggio, noi sappiamo già che tutto è cambiato. Sappiamo che da questo momento noi siamo migliori, disposte e capaci ad ogni sacrificio, fisico e mentale.

Si scatena una forza mai pensata, immaginata o sperata.

Nostro figlio cresce e noi ci alleniamo a gestire le emergenze, a superare ogni ostacolo, a reggere il timone dell’intera famiglia. Sviluppiamo resistenza allo stress senza aver fatto neanche una lezione di yoga nella nostra vita, attitudine all’ascolto, empatia, senso di gruppo, di squadra.

Affrontiamo storie di ordinaria difficoltà quotidianamente. Notti passate in bianco a cullare i nostri figli, ma la sveglia la mattina dopo suona, dobbiamo andare al lavoro sapendo che ci reggeremo in piedi con litri di caffè ed infinita volontà.

Un’altra mattina, invece, ci sveglia il pianto di nostro figlio che ci avvisa di avere la febbre, ma in ufficio c’è una riunione a cui non possiamo assolutamente mancare. La baby sitter non può, non c’è stato tempo per organizzarsi. Già, perché tuo figlio non avvisa il giorno prima della febbre del giorno dopo. Ed i nonni, salvezza di tanti, ahimè vivono a 500 km di distanza. Ci inventiamo un piano, perché c’è sempre un piano B nella nostra mente: faremo una staffetta di corsa col papà.

Noi mamme, in qualche maniera, ce la facciamo sempre.

Quante competenze sviluppiamo allora grazie alla maternità ?

Tante, tantissime. Problem solving, lavoro di gruppo, predisposizione alla delega e coraggio, tanto coraggio. Si attivano risorse mentali non comuni, le competenze genitoriali insomma sono il top.

Ma nonostante ciò i dati sull’occupazione femminile continuano a dimostrare che la maternità è considerata come un intoppo del sistema del lavoro, senza dunque acquisire la consapevolezza che le stesse competenze con cui una donna gestisce la famiglia possono essere usate in ufficio, arricchendo un’azienda intera e non solo il lavoro del singolo.

La maternità vale più di un master.

Le cd Soft Skills e cioè il pensiero creativo, la comunicazione, la leadership, la resistenza allo stress ed il problem solving una mamma le vive quotidianamente e concretamente. In azienda, invece, si fanno i corsi per svilupparle.

L’essere madre, al pari di altre capacità e competenze, va inserita nel curriculum vitae come la più importante esperienza di vita.

E noi di contro dobbiamo sentirci sicure di noi stesse, abbandonare il senso di bassa autostima e prendere consapevolezza di quello di cui siamo capaci ed essere le prime a crederci, di avere tutte le carte in regola al pari degli uomini o meglio di loro.

E alle aziende chiedo di guardare quello che c’è oltre un pancione e di assumere più donne, più mamme per arricchire e migliorare.

Assumere una madre, insomma, è una delle mosse più astute che un’azienda possa compiere.

Mamme di Corsa e di Carriera

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Qualche giorno fa, nella splendida cornice del “Byblos” di Milano, ho avuto il piacere di presentare il libro “Di corsa e di carriera” della giornalista e mamma Maria Antonietta Spadorcia.

Insieme a me, oltre all’autrice, c’erano l’on. Licia Ronzulli, l’on. Gianfranco Librandi ed il Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, mentre le letture sono state di Massimiliano Buzzanca.

Un libro speciale questo, per diverse ragioni.

• Innanzitutto perché quella di Maria Antonietta Spadorcia è una penna bellissima, scrive in modo scorrevole e ha il dono della sintesi. Quindi leggerla è davvero piacevole ;

• Poi perché tratta un tema, quello della maternità che tocca le corde del cuore di ogni madre e lo fa in maniera sensibile ma sempre autentica. È autentico il timore che si vive dell’inaspettato, perché questo è prima di tutto una gravidanza: un incontro al buio. Noi donne, dal momento stesso che sappiamo di essere incinte ci facciamo sopraffare da mille timori, pensieri e iniziamo a consultare signor Google per ogni minimo sospetto o dubbio.

La gravidanza costituisce anche un momento di rottura col passato, dà inizio ad una nuova vita per una donna in tutti gli ambiti del quotidiano. Dal lavoro e cene con gli amici si passa alle giornate passate in casa, notti insonni ed i temi trattati diventano: latte, pannolini, vaccini, passeggini, ecc.

Tutto si trasforma, diventa altro. Un cambiamento straordinario, un sogno che si avvera ma che pure però stravolge ogni cosa, perché nulla più sarà come prima.

• Inoltre, “Di corsa e di carriera” diventa a tratti una vera e propria denuncia sociale. Perché si narrano le difficoltà che genera la gestione di un bambino piccolo oggi: gli asili comunali praticamente inesistenti per la maggior parte delle famiglie italiane mentre quelli privati hanno dei costi esorbitanti e pochi possono permettersi; le difficoltà di trovare una baby sitter di cui fidarsi e lasciare neonati indifesi che certamente non sono capaci di raccontarci come passano le giornate e se gli vengono prestate le giuste attenzioni.

Momenti che ogni madre vive e a cui solo i nonni, quando vivono nella stessa città, possono dare rimedio.

Il libro è anche un messaggio di speranza per tutte le mamme a non mollare, ad accettare di non essere perfette perché la perfezione non fa parte di questo mondo e a pensare sempre positivamente con “Una sola parola, sgrammatica ma efficace. Tuttapposto, tutto attaccato mi raccomando.”