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settembre 2018 - mamme wonderwomen
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settembre 2018

100% mamma

Il “Salvabebè” è legge!

26 settembre 2018

Il Senato ha approvato praticamente all’unanimità, con 261 sì, il disegno di legge che obbliga ad installare dei dispositivi di sicurezza nelle proprie automobili in presenza di un bambino per impedirne l’abbandono involontario. Non c’è stato nessun voto contrario e un solo astenuto. Già approvato alla Camera, il provvedimento diventa ora legge e porta il nome della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, sua prima firmataria. Dal primo luglio 2019 le macchine con a bordo bambini di età inferiore ai…

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Donne a casa e uomini al lavoro???!!!

E’ il solito bicchiere pieno a metà.

Il 48% degli italiani rimane convinto che siano gli uomini a dover portare a casa lo stipendio, mentre alle donne tocchi occuparsi della famiglia.

L’altro 52% pensa che questo schema sia superato. Lo dice un’indagine Nielsen sulla divisione dei compiti all’interno delle coppie. La tentazione di vedere il bicchiere mezzo vuoto è forte. Anche perché gli altri dati non rincuorano.

E il fatto che nei trenta Paesi al mondo in cui è stata condotta la rilevazione addirittura il 58% degli intervistati ritenga che le donne debbano concentrarsi sul lavoro di cura non è una consolazione. Anche perché (continua la ricerca) nel 44% delle famiglie italiane sono sempre le donne a cucinare e a farsi carico del lavoro domestico. Mentre i maschi con l’esclusiva della gestione della casa sono l’8%. Quanto rilevato da Nielsen è in linea con l’ultima indagine Istat sull’argomento, datata 2013. Il tempo sembra essersi fermato ai vecchi equilibri di una divisione del lavoro che penalizza le donne. Ma a conti fatti danneggia anche gli uomini, le famiglie e il Paese. Queste donne inchiodate ai compiti domestici gratuiti non lavorano retribuite fuori casa. Il «record» del 49% di tasso di occupazione femminile registrato dall’Istat è segno che qualcosa si muove. Ma restiamo fanalino di coda in Europa. L’appello alla necessità di cambiare perché vantaggioso sul piano economico è stato più volte riproposto. Ma per accelerare un cambiamento culturale non bastano argomenti improntati a razionalità e convenienza. La questione attiene agli equilibri interni delle coppie. Equilibri che hanno qualcosa di malato, visto lo stillicidio di violenze sulle donne. La relazione tra violenza domestica e sperequazione nella divisione «privata» del lavoro di cura meriterebbe a questo punto una seria riflessione.

(Rita Querzè per Corriere della Sera)

Madri in carcere

In Italia sono pochissime – «solo» poco più di 50 mamme con figli fino a 6 anni (su 2.551 donne detenute in Italia) secondo dati aggiornati a settembre 2018 (fonte Ristretti), al di sotto del 5% del totale. La detenzione se coincide con la maternità è un capitolo ancora più doloroso che può diventare choc quando il bimbo compie tre anni e secondo la legge il minore deve uscire. Sono numeri piccoli: nel 2014 i bambini detenuti con le loro madri erano 27, sebbene questo sia il numero più basso mai raggiunto dal 1975, non si è soddisfatto l’obiettivo del «mai più bambini in carcere» condiviso nella discussione parlamentare che ha preceduto l’ultima legge – dati reperibili nella sezione «statistiche» del sito del Ministero della Giustizia, al giorno 28 Febbraio 2015 -.

Una legge necessaria per non far ricadere sui figli le colpe delle madri, ma che ancora non è stata attuata. La legge 62/2011 per valorizzare il rapporto tra le madri in carcere e i loro figli ha disposto l’istituzione di «Istituti a custodia attenuata per detenute madri» (Icam) che permettono di scontare la pena in ambienti con un ruolo di comunità e che non siano un semplice nido. Attualmente però sono solo 5 gli Icam – Milano San Vittore (dove è stato avviato il primo progetto), Venezia Giudecca, Torino «Lorusso e Cutugno», Avellino Lauro e Cagliari – che, secondo la legge, possono ospitare mamme con bambini fino ai 6 anni in ambiente famigliare mentre, dove non esistono, i bimbi vengono reclusi nelle sezioni «nido» (in questo caso fino ai 3 anni) allestite presso le sezioni femminili dei penitenziari (Trani, Pozzuoli, Roma Rebibbia, Empoli).

Secondo i dati forniti dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, le detenute madri con figli al seguito presenti nelle carceri italiane al 31 agosto 2018 erano 52, con 62 bambini (di cui 33 italiani e 29 stranieri). Presso gli Icam è garantita l’assistenza sanitaria attraverso il coinvolgimento della rete dei servizi materni infantili sanitari e territoriali e dei medici che operano nei penitenziari.

«Mamme e bimbi sono ristretti in 12 strutture penali, di cui 4 Icam (nella comunità del carcere di Cagliari al momento non sono presenti mamme con prole) mentre 8 sono ancora le vecchie sezioni nido nei reparti femminili -dice a Bruno Mellano, garante dei detenuti della Regione Piemonte. Purtroppo ancora una trentina di bimbi non hanno la possibilità di scontare la loro »pena forzata« con le mamme negli Icam, vivendo in condizioni che non rispettano i diritti dei fanciulli. La speranza è che in tutte le sezioni femminili delle carceri italiane vengano allestite comunità Icam come prevede la legge, per permettere a tutte le madri detenute di assicurare un’infanzia simile agli altri bambini».

L’amore materno fa miracoli

L’AMORE materno può aiutare il cervello dei bambini a svilupparsi del doppio, in particolare in alcune aree chiave come l’ippocampo, una sorta di ‘centralina’ della memoria e del senso dello spazio. Lo dimostra uno studio della Washington University, pubblicato online su Pnas,Proceedings of the National Academy of Sciences.

Lo studio. Gli studiosi hanno seguito 127 bambini da quando erano in procinto di iniziare la scuola fino alla prima adolescenza, con scansioni cerebrali. L’accudimento delle mamme nei confronti dei bimbi e’ stato misurato attraverso un’osservazione da vicino o videoregistrazioni. Esaminando le scansioni del cervello, i ricercatori hanno scoperto che i bambini le cui madri erano più di supporto rispetto alla media avevano un aumento della crescita dell’ippocampo, che era due volte più grande di quello dei coetanei a cui le madri offrivano un livello di supporto inferiore.

Funzioni emotive più sane. I ricercatori hanno anche riscontrato che la traiettoria di crescita nell’ippocampo è stata associata a funzioni emotive più sane quando i ragazzi sono entrati nell’adolescenza. “La relazione tra genitore e figlio nel periodo che precede la scuola è vitale- spiega Joan Luby, autrice dello studio-questo perché il cervello dei piccoli ha maggiore plasticità ed è influenzato maggiormente dalle esperienze nelle prime fasi della vita. Percio’ è importante che il bambino riceva supporto e accudimento”.

L’altra ricerca. Numerose ricerche hanno messo in evideza l’importanza del ruolo della mamma e delle sue decisioni nello sviluppo del figlio. Secondo molti studiosi, anche la decisione di allattare o meno potrebbe avere un ruolo nello sviluppo dei neonati.Una lunga ricerca epidemiologica svolta da Wieslaw Jedrychowski dell’università Jagiellonian di Cracovia, in Polonia, pubblicata sull’European Journal of Pediatrics, ha sostenuto che l’allattamento al seno aumenta il quoziente intellettivo (QI) dei bimbi. (V.P.)

(da Repubblica)

Mamma, parte seconda

Eccomi, anzi rieccomi.

Di nuovo io, di nuovo mamma.

Una seconda figlia, una nuova vita che genera una vita nuova, una nuova forza, inaspettata ma attesa, sperata, pregata in ogni cellula del mio io.

La mia piccola Anna ha tre mesi, è arrivata come un uragano, mi ha tenuto con il fiato sospeso ed il cuore ancora non ha smesso di galoppare come il più veloce dei purosangue da quel 5 Giugno che ha davvero mutato ogni singolo pensiero, quel 5 Giugno che ha rimesso tutto in gioco, quel 5 Giugno che urla che la vita è un attimo.

È stato un parto che, ogni volta che me lo chiedono, definisco “turbolento” e poi mi fermo. Perché non è facile raccontare, peggio ancora per me è raccontarsi e trovare la voglia di farlo. Ma il tempo passa ed è un grande guaritore, i brutti pensieri si sgretolano, la forza si rigenera nella difficoltà e quasi poi ci si sente invincibili. Capita di sentirsi distrutti e dopo qualche giorno invincibili, in questo si racchiude la precarietà della vita e la forza degli uomini. Una vita e mille sorprese, di questo si tratta, ho capito che è così, che tutto può accadere, che i programmi sono solo probabilità, che ogni persona su questa terra deve avere coscienza che da un attimo a quello dopo il mondo può mutare, lo stato delle cose cambia senza preavviso e bisogna necessariamente essere pronti ad affrontare l’inaspettato.

E la filosofia, come magistralmente insegnatomi dalle mie amiche, è quella del “tuttapposto”. Perché è sempre #tuttapposto, nonostante le difficoltà, i pianti, i sospiri, la tachicardia e l’insonnia. L’atteggiamento positivo è l’unico modo per cavalcare la vita, per restarne protagonista e mai vittima. E quando sei madre questo modus operandi è obbligatorio, per infondere serenità ai propri figli, per insegnare loro che le sofferenze fanno parte della vita, che si affrontano e si superano, un passo alla volta, senza mollare mai.

L’immensa gioia di una nascita, l’amore infinito, senza tempo e senza freni è il motore di noi madri, guerriere, combattenti e vincitrici.

Io e Anna abbiamo superato un brutto momento, tutte e due salve grazie al destino, alla combinazione di tanti eventi, alla presenza di professionisti capaci e tempestivi, alla struttura all’avanguardia, alla sanità che funziona, agli amici e alla nostra famiglia che non ci hanno mai fatto sentire soli e che ci hanno commosso per la loro presenza costante ma discreta. Ci siamo sentiti amati e grati verso chi ha sofferto con noi quegli attimi di paura e poi festeggiato quando è stato scongiurato ogni male.

Mi sento una donna fortunata perché, nonostante le avversità, la vita mi ha dato tanto e sono certa che mi darà ancora.


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