100% mamma

Aiuto, la chat di classe!

28 ottobre 2017
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Io mi sento tanto una mamma digitale, una che usa la tecnologia e benedice chi l’ha inventata perché ci facilita la vita in tanti, tantissimi aspetti. È così che non abbiamo più barriere, nè di spazio e nè di tempo, possiamo essere in un luogo senza essere presenti, siamo a conoscenza di tutto quello che ci serve sapere. Insomma, la comunicazione grazie alla tecnologia è davvero top. Ma c’è una cosa, uno strumento della tecnologia che ahimè ci sfugge palesemente…

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Alle aziende conviene assumere mamme, eccome!

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Quando scrivo che noi mamme siamo tutte delle wonder woman, quando scrivo che siamo le vere eroine di oggi, vi assicuro che dico una santa verità .

Una verità assoluta, che racconta un modo di essere che acquisiamo dal primo vagito di nostro figlio di cui non faremo più a meno, mai più .

Dopo l’incontro con il parto, nella lotta per dare la vita, nel dolore, nella forza, nel coraggio, noi sappiamo già che tutto è cambiato. Sappiamo che da questo momento noi siamo migliori, disposte e capaci ad ogni sacrificio, fisico e mentale.

Si scatena una forza mai pensata, immaginata o sperata.

Nostro figlio cresce e noi ci alleniamo a gestire le emergenze, a superare ogni ostacolo, a reggere il timone dell’intera famiglia. Sviluppiamo resistenza allo stress senza aver fatto neanche una lezione di yoga nella nostra vita, attitudine all’ascolto, empatia, senso di gruppo, di squadra.

Affrontiamo storie di ordinaria difficoltà quotidianamente. Notti passate in bianco a cullare i nostri figli, ma la sveglia la mattina dopo suona, dobbiamo andare al lavoro sapendo che ci reggeremo in piedi con litri di caffè ed infinita volontà.

Un’altra mattina, invece, ci sveglia il pianto di nostro figlio che ci avvisa di avere la febbre, ma in ufficio c’è una riunione a cui non possiamo assolutamente mancare. La baby sitter non può, non c’è stato tempo per organizzarsi. Già, perché tuo figlio non avvisa il giorno prima della febbre del giorno dopo. Ed i nonni, salvezza di tanti, ahimè vivono a 500 km di distanza. Ci inventiamo un piano, perché c’è sempre un piano B nella nostra mente: faremo una staffetta di corsa col papà.

Noi mamme, in qualche maniera, ce la facciamo sempre.

Quante competenze sviluppiamo allora grazie alla maternità ?

Tante, tantissime. Problem solving, lavoro di gruppo, predisposizione alla delega e coraggio, tanto coraggio. Si attivano risorse mentali non comuni, le competenze genitoriali insomma sono il top.

Ma nonostante ciò i dati sull’occupazione femminile continuano a dimostrare che la maternità è considerata come un intoppo del sistema del lavoro, senza dunque acquisire la consapevolezza che le stesse competenze con cui una donna gestisce la famiglia possono essere usate in ufficio, arricchendo un’azienda intera e non solo il lavoro del singolo.

La maternità vale più di un master.

Le cd Soft Skills e cioè il pensiero creativo, la comunicazione, la leadership, la resistenza allo stress ed il problem solving una mamma le vive quotidianamente e concretamente. In azienda, invece, si fanno i corsi per svilupparle.

L’essere madre, al pari di altre capacità e competenze, va inserita nel curriculum vitae come la più importante esperienza di vita.

E noi di contro dobbiamo sentirci sicure di noi stesse, abbandonare il senso di bassa autostima e prendere consapevolezza di quello di cui siamo capaci ed essere le prime a crederci, di avere tutte le carte in regola al pari degli uomini o meglio di loro.

E alle aziende chiedo di guardare quello che c’è oltre un pancione e di assumere più donne, più mamme per arricchire e migliorare.

Assumere una madre, insomma, è una delle mosse più astute che un’azienda possa compiere.

Mamme di Corsa e di Carriera

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Qualche giorno fa, nella splendida cornice del “Byblos” di Milano, ho avuto il piacere di presentare il libro “Di corsa e di carriera” della giornalista e mamma Maria Antonietta Spadorcia.

Insieme a me, oltre all’autrice, c’erano l’on. Licia Ronzulli, l’on. Gianfranco Librandi ed il Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, mentre le letture sono state di Massimiliano Buzzanca.

Un libro speciale questo, per diverse ragioni.

• Innanzitutto perché quella di Maria Antonietta Spadorcia è una penna bellissima, scrive in modo scorrevole e ha il dono della sintesi. Quindi leggerla è davvero piacevole ;

• Poi perché tratta un tema, quello della maternità che tocca le corde del cuore di ogni madre e lo fa in maniera sensibile ma sempre autentica. È autentico il timore che si vive dell’inaspettato, perché questo è prima di tutto una gravidanza: un incontro al buio. Noi donne, dal momento stesso che sappiamo di essere incinte ci facciamo sopraffare da mille timori, pensieri e iniziamo a consultare signor Google per ogni minimo sospetto o dubbio.

La gravidanza costituisce anche un momento di rottura col passato, dà inizio ad una nuova vita per una donna in tutti gli ambiti del quotidiano. Dal lavoro e cene con gli amici si passa alle giornate passate in casa, notti insonni ed i temi trattati diventano: latte, pannolini, vaccini, passeggini, ecc.

Tutto si trasforma, diventa altro. Un cambiamento straordinario, un sogno che si avvera ma che pure però stravolge ogni cosa, perché nulla più sarà come prima.

• Inoltre, “Di corsa e di carriera” diventa a tratti una vera e propria denuncia sociale. Perché si narrano le difficoltà che genera la gestione di un bambino piccolo oggi: gli asili comunali praticamente inesistenti per la maggior parte delle famiglie italiane mentre quelli privati hanno dei costi esorbitanti e pochi possono permettersi; le difficoltà di trovare una baby sitter di cui fidarsi e lasciare neonati indifesi che certamente non sono capaci di raccontarci come passano le giornate e se gli vengono prestate le giuste attenzioni.

Momenti che ogni madre vive e a cui solo i nonni, quando vivono nella stessa città, possono dare rimedio.

Il libro è anche un messaggio di speranza per tutte le mamme a non mollare, ad accettare di non essere perfette perché la perfezione non fa parte di questo mondo e a pensare sempre positivamente con “Una sola parola, sgrammatica ma efficace. Tuttapposto, tutto attaccato mi raccomando.”

Buonanotte per un attimo mamme

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Avete presente quando dite “buonanotte, io vado a letto” e poi :

– andate un attimo a guardare se vostro figlio dorme bene, è coperto, RESPIRA;

– andate un attimo ad annaffiare le piante;

– andate un attimo a preparare la spazzatura da buttare la mattina dopo;

– andate un attimo a controllare se la lavastoviglie ha finito il programma;

– mo’ che ci siete preparate, sempre questione di un attimo, la lavatrice;

– controllate un attimo se nello zainetto della scuola c’è tutto;

-preparate il necessario per la colazione di domani;

– andate a lavarvi i denti e mo’ che ci siete riordinate un attimo il bagno;

– date per un attimo un’occhiata al pc, controllata veloce al lavoro e poi all’agenda di domani.

Poi svenite e la sveglia esattamente dopo un ATTIMO suona.

Avete presente?!

A Gabriele,a chi come lui

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Ho partecipato ad un concerto di beneficenza.

Un concerto per Gabriele, diventato angelo a 14 anni perché una brutta malattia ha deciso il suo destino e quello della sua bella e mite famiglia.

Un appuntamento fisso da molti anni ormai, un ricordo vivo quello di Gabriele che continua a suonare la sua chitarra attraverso la musica di suo fratello Francesco e di tutti gli altri artisti che ogni anno si ritrovano insieme mossi dall’amore che smuove le montagne e spinge a fare il bene, a farlo per tutti ogni volta che se ne ha la possibilità.

Questo è quello che vorrei che mio figlio apprendesse prima di ogni altra cosa: il dovere morale. Vorrei che da subito comprendesse che il mondo si muove con questi gesti e che se non si aiuta chi ha bisogno, chi è in difficoltà, chi soffre la vita si trasforma in un’amara realtà, vuota, misera.

Se fosse stato un pó più grande lo avrei portato con me ieri sera perché potesse vedere cosa si celava dietro ogni canzone, dietro la riffa per vincere le maglie dei calciatori famosi, dietro le tessere di abbonamento all’associazione, dietro le lacrime dopo la dedica di Francesco a suo fratello Gabriele che dal cielo lo applaudiva.

Una di quelle serate terapeutiche, che ti riportano con i piedi per terra, che assegnano la casella giusta ad ogni argomento, che selezionano le cose davvero importanti da quelle che non lo sono, segnando il tuo percorso e a cui si deve dire grazie per quello che ti regalano.

Ho conosciuto i genitori di Gabriele e mentre li ascoltavo guardavo i loro occhi, pensavo al dolore profondo, alla forza che hanno cercato e alla rassegnazione che sono riusciti a trovare. All’impegno che, con la loro piccola associazione, infondono per chi come Gabriele è un bambino sfortunato.

Ed è stato allora che ho pensato che davvero l’amore non conosce confini, perché se anche dopo la morte di un figlio si può essere speciali, come lo sono loro, c’è speranza, sempre.

E loro sono un meraviglioso messaggio di speranza!

L’associazione che hanno creato si chiama “Gli amici di Gabriele-ONLUS”, sposa una causa importante, proviamo a sposarla tutti, insieme.

Perché si può scegliere di essere persone migliori semplicemente aiutando gli altri.

Abbiamo questa possibilità: regalare la speranza!

La Scuola Digitale esiste. Ecco i dati.

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” A due anni dall’avvio del Piano nazionale scuola digitale il 97% delle scuole è dotato di connessione, il 54% delle aule è adatto alla didattica digitale, nell’82% degli istituti si usa il registro elettronico, mentre il 96% utilizza il digitale per le comunicazioni con le famiglie. I numeri testimoniano un salto di qualità rispetto al recente passato: 

“Solo due anni fa tra noi e i paesi migliori c’era un gap di 15 anni in fatto di cultura digitale”, ha affermato la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli intervenendo nell’ambito dell’evento in cui ha indicato i prossimi passi per consolidare l’innovazione nella scuola.“Senza cambiamenti nella scuola non c’è cambiamento nella società – ha proseguito -: è una sfida della nostra epoca che riguarda ogni singolo individuo e istituzione. Si trattai d costituire un ecosistema che metta in relazione competenze e innovazione”.
L’adeguamento infrastrutturale

Anche se i dati sulla connessione sono di tutto rispetto, “è necessario ora avere il sostegno di una maggior velocità, maggior qualità e più strumenti di innovazione”, ha aggiunto Fedeli. Per questo ha annunciato le prossime tappe della digitalizzazione della scuola, a partire da un investimento di 140 milioni per la realizzazione in chiave digitale di laboratori professionalizzanti in un’ottica di Industria 4.0. Altri 2,5 milioni saranno destinate alle aree più deboli per creare ambienti innovativi nelle scuole di periferia sperimentando il digitale come soluzione inclusiva contro la dispersione scolastica.

In ambito infrastrutturale il sottosegretario del ministero allo Sviluppo economico Antonello Giacomelli ha annunciato un voucher, “già disponibile presso il Cipe”, per permettere a tutte le scuole di “avere una connessione in banda larga a 100 megabyte entro il 2020” (come anticipato ieri dal Sole 24 Ore).
L’amministrazione digitale

Altri 5,7 milioni sono previsti per la manutenzione tecnica informatica per la scuole del primo ciclo, mentre 15 milioni saranno destinati per fornire il registro elettronico a tutte le classi del primo ciclo. Nell’ambito della trasformazione digitale è previsto un design nuovo per i siti web delle scuole in un’ottica open source.
Competenze digitali strutturali

Già oggi 1,7 milioni di studenti e 25mila docenti hanno sperimentato i corsi di coding grazie al progetto “Programma il futuro”: ora sarà lanciata una call per sperimentare il pensiero computazionale strutturale dalla prima elementare all’ultimo anno delle superiori.

Ma lo sforzo deve essere soprattutto finalizzato all’innovazione didattica: per questo saranno istituiti a metà settembre tra gruppi di lavoro per la mappatura delle metodologie didattiche innovative, per la revisione delle indicazioni nazionali e per definire delle linee guide per l’utilizzo dei device personali in classe (già oggi la metà delle scuole permette il Byod).
Community di innovatori

Un grosso ruolo nella diffusione dell’innovazione didattica è demandata alla comunità degli animatori digitali, circa 30mila docenti incaricati della diffusione dell’innovazione digitale nelle scuole, che avrà a disposizione una piattaforma social di condivisione delle best practices e delle idee. Accanto a questi saranno sviluppati degli snodi regionali di innovazione didattica: 18 future labs, uno in ogni regione, per lo sviluppo di metodologie innovative e 18 centri di competenza per la formazione.

Altri 25 milioni saranno stanziati per la formazione avanzata sui temi del digitale per tutto il personale della scuola.
Tutti coinvolti

Se, come sostiene la ministra Fedeli, “l’educazione è una piattaforma abilitante per lo sviluppo dell’intero paese”, tutti sono coinvolti. “Entro il 2018 abbiamo stimato un fabbisogno di 85.000 nuovi specialisti nel digitale – ha affermato il presidente di Confindustria Digitale Elio Catania – Formare questi nuovi profili ad alto grado di occupabilità è un obiettivo prioritario del Piano per la scuola digitale. Ora è il momento di concentrarci sui risultati per avere nei prossimi tre anni cambiamenti tangibili”.

Nell’ambito del coinvolgimento delle aziende private Google ha siglato ieri un protocollo d’intesa con il Miur per lo sviluppo delle competenze digitali a scuola, mentre Microsoft ha rinnovato il suo accordo per la fornitura di dotazioni digitali. ”
Pierangelo Soldavini

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“Mamma, mi hai dettoChe la maternità sarebbe stata meravigliosa.

Ma mamma, non mi hai mai detto Cosa mi avrebbe fatto.

Come avrebbe preso la donna che ero

La donna che credeva di sapere tutto

E voleva controllare tutto

E l’avrebbe fatta fuori

e le avrebbe insegnato

che aveva tante cose da imparare.
Mamma, mi hai detto

che ci sarebbero state notti insonni

Ma mamma, non mi hai mai detto

quanto sarei potuto essere stanca

Che dormire sarebbe diventato un lusso e non qualcosa a cui ho diritto;

Ma che non ci sarebbe stato niente di più dolce di sentire il suono del loro respiro costante mentre dormivano;

E che anche tutto quello che volevo

era chiudere i miei occhi

Per altri cinque minuti,

Piccole, soffici, paffute braccia

Intorno al mio collo,

Cantando canzoni,

raccontando storie

Ridacchiando e strillando,

Mi avrebbe fatto dimenticare quanto avevo bisogno di dormire.

Mamma, mi hai detto

Che ne sarei venuta fuori un giorno alla volta.

Ma mamma, non mi hai mai detto

Che la maternità si sarebbe presa la perfezionista che c’è in me E l’avrebbe ridotta a qualcuno che non ha altra scelta che accettare Che a volte, “abbastanza buono” è abbastanza.

Mamma, mi hai detto
Che la maternità avrebbe cambiato il modo in cui penso

Ma mamma, non mi hai mai detto

Come la mia memoria di ferro avrebbe potuto essere ridotta in brandelli,

E che avrei dimenticato,

Sbagliato posto,

E confuso le cose;

Ma che avrei ricordato più chiaramente

il peso dei loro piccoli corpi caldi

la prima volta che li ho tenuti in braccio.

Mamma, mi hai detto

Che la maternità mi avrebbe insegnato l’altruismo.

Ma mamma, non mi hai mai detto

Come, a volte, mi sarei sentita come se la mia indipendenza, La mia libertà, il mio tempo, il senso di me stessa, fossero portati via del tutto.

E che mi sarei sentita in colpa a volte sperando di poter avere tutto indietro;

Ma che in realtà, è un privilegio essere necessari a qualcuno

Così profondamente

E che la maternità mi avrebbe regalato

 così tanti momenti preziosi da togliermi il fiato.

Mamma, mi hai detto

Che la maternità avrebbe cambiato le mie priorità.

Ma mamma, non mi hai detto delle preoccupazioni. Di quanto mi sarei preoccupata.

Sono felici? Sono in buona salute?

Stanno bene?

Io sono abbastanza?

Non sapevo che qualcun altro avrebbe

totalmente e completamente

Consumato ogni mio pensiero

E che tutto il resto sarebbe diventato

non importante,

Secondario,

fintanto che i miei figli fossero felici.

Mamma, mi hai detto

Che sarebbe stata una gioia vederli crescere.

Ma mamma, non mi hai mai detto

Quanto velocemente il tempo sarebbe passato;

Come le ore, i giorni, le settimane e i mesi

sarebbero fuggiti

dalle mie dita

Così in fretta

Che all’improvviso mi sarei ritrovata a guardare un ragazzo invece di un bambino;

Un bambino invece di un neonato;

E implorare il tempo di essere un po ‘ più gentile e che mi aspettasse per recuperare.

Mamma, mi hai detto

Che la maternità avrebbe dovuto insegnarmi le cose.

Ma mamma, non mi hai mai detto

Come diventare una madre mi avrebbe messo alla prova

E spingermi

E farmi dubitare di me stessa

E portarmi a pensare che stavo facendo tutto sbagliato;

Ma che con ogni prova, ogni spinta, ogni momento

avrebbe potuto insegnarmi

Come essere migliore

Come si fa ad essere più forte

E che sarei stata in grado di farlo. 

Mamma, mi hai detto che mi hai amato.

Ma mamma, non mi hai mai detto quanto l’amore potesse correre così ferocemente nelle vene;

Come ogni altro tipo di amore

Che io abbia mai sentito

non è stato niente del genere.

Come sarebbe stato un amore che mi ha insegnato a dare più di quanto avrei mai pensato di poter dare, e, in qualche modo, a voler dare ancora di più quando penso che non ho più niente,

E ad essere grata per la più semplice delle gioie.”

(Dal web)

Quale Turismo Digitale per l’Italia

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“Turismo digitale: un motore per la crescita del paese” è il convegno a cui ho partecipato pochi giorni fa a Roma, organizzato dall’associazione Italian Digital Revolution presso la Sala Gianfranco Imperatori dell’associazione Civita in piazza Venezia,11. 


In un documento il sottosegretario allo Sviluppo Economico Antonello Giacomelli, ha fatto il punto sulla situazione per puntare sempre di più sul binomio turismo e innovazione, simili nel coinvolgere attori pubblici e privati in modo interdisciplinare e nell’esigenza manifesta di dover riempire il gap in materia di infrastrutture, che pesa come un macigno soprattutto per quanto riguarda la parte online. Basti pensare, ad esempio, alla frammentazione dei dati che da tempo caratterizza il settore e la crescita inferiore al resto d’Europa: in Italia infatti la quota delle prenotazioni online è del 35%, mentre nel Vecchio Continente raggiunge il 45%, nonostante nel 2016 nel nostro paese hanno registrato un aumento del 3%, mentre quelle via web sono cresciute del 7%. 


L’obiettivo quindi deve essere quello di migliorare il trend positivo e ottimizzare i risultati fin qui ottenuti.

Tanti i tecnici di settore che hanno dato il proprio contributo, tantissime le persone presenti in sala, un successo per Italian Digital Revolution che in poco più di un anno di attività ha già al proprio attivo numeri da capogiro sia in termini di eventi, organizzati, personalità che ne hanno preso parte, cittadini che si sono avvicinati al digitale grazie al lavoro di diffusione fatto sul tema.


Questi risultati sono stati poi degnamente festeggiati con una serata di gala sulla meravigliosa Terrazza Civita che si affaccia su piazza Venezia.


Allego locandina dell’evento dove sono messi in evidenza tutto i nomi degli illustri relatori.

Ho scoperto EasyCOOP!

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Mamme, sapete cos’è EasyCOOP?
È la spesa che più facile non c’è!
Bastano pochi minuti, pochi click e le dispense di casa saranno sorprendentemente piene con zero e sottolineo zero fatica.
Senza prendere l’auto, senza affrontare il traffico di Roma, senza andare alla disperata ricerca di un parcheggio, senza fare lunghe file alle casse. 

Sembra una favola, soprattutto per chi vive in una città complicata come Roma, ma invece è già realtà.


I tempi cambiano, per cui COOP si è adeguata al cambiamento e grazie alla spesa digitale che si chiama EasyCOOP il cliente ha un servizio molto comodo che restituisce tempo e qualità alla famiglia. 

Ormai tutti gli italiani sono connessi durante tutto il giorno, amano l’innovazione, la tecnologia e hanno sempre meno tempo a causa dei ritmi frenetici della città.

Per cui l’ e-commerce è una soluzione ottimale a cui EasyCoop ha saputo guardare per primo.

Quattro sono i punti fondamentali che rendono EasyCoop una vera e propria best- practice:
1. La semplicità del metodo d’acquisto;
2. La qualità e l’assortimento di prodotti;
3. La sicurezza garantita a 360 gradi;
4. La flessibilità delle fasce di consegna (dalle 8,00 alle 22,00).
Nella visita che ho potuto fare insieme ad altre blogger del dark store di EasyCoop ho potuto constatare personalmente quanta cura e attenzione c’è verso i prodotti, la loro conservazione, la suddivisione per categorie ben ordinate. 


Ho conosciuto il personale che cura in maniera sbalorditiva tutto il dark store fino alla consegna a casa, un personale qualificato e attento, prontissimo a rispondere a tutti i quesiti di noi blogger, che prima di tutto siamo mamme e quindi molto scrupolose quando compriamo qualcosa per la nostra famiglia e soprattutto per i nostri figli. 

Le risposte ricevute, devo ammetterlo con gioia, sono state più che soddisfacenti.

 Non è servito invogliarmi con molte chiacchiere a fare la spesa EasyCoop, è bastato ciò che ho visto fra tutte quelle corsie e celle frigorifere che erano talmente perfette da sembrare un mosaico, guardare il lavoro dei dipendenti ed il loro sorriso, ascoltare le parole decise di chi ci spiegava cosa, come e quando EasyCoop è realmente una spesa di qualità.

Io sono tornata a casa soddisfatta e felice perché non solo è vero tutto quello che vediamo in pubblicità o leggiamo sui volantini ma perché visionando tutto personalmente mi sono resa conto, con meraviglia, che è ancora meglio di ciò che sembra. 

E ho voluto ringraziarli personalmente del lavoro che fanno per i loro clienti.
Perché il cliente davvero viene prima di tutto e tutto ruota attorno a questa figura, ai suoi bisogni e necessità garantendo un servizio efficace e di qualità.

Volete provare anche voi? 
Volete provare con uno sconto speciale?
Se vivete a Roma (all’interno del Grande Raccordo Anulare) potete farlo, usufruendo di 10€ di sconto digitando questo codice: “FATTOREMAMMA_10”, valido fino al 31 Luglio. 
Approfittate di questo sconto per conoscere e apprezzare questo modo nuovo, facile e comodo di fare la spesa per la vostra famiglia.
E secondo me, non potrete più farne a meno!

Apriamo le scuole anche in estate?

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Tre mesi di vacanza sono tanti, più di qualcuno sostiene che sono troppi.
C’è una richiesta che diventa sempre più insistente: aprire le scuole anche durante l’estate.

Lo chiedono a gran voce tanti genitori alla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli che risponde che rivoluzionerà il mondo della scuola. 

E gli italiani, tutti, sperano in questa rivoluzione.

Si, perché quando finisce la scuola è davvero complicato gestire la quotidianità dei propri figli specialmente quando non si hanno le possibilità economiche.

 Le famiglie italiane sono le uniche in Europa a dover fare i conti con tre mesi di vacanza dalla scuola. 

Mamma e papà devono continuare ad andare a lavoro e i bambini cosa fanno? Certamente non possono restare a casa soli, abbandonati a se stessi a fare chissà cosa.

Scatta così, come ad ogni mese di Giugno, il toto-programma: baby-sitter, campi estivi, settimane nei circoli sportivi, stage all’estero, corsi di ogni genere.

E si tratta di costi non indifferenti, anzi.

Quante famiglie se lo possono permettere?

Io rispondo con certezza: di questi tempi pochi, pochissimi.

È per tale ragione che i genitori italiani hanno letteralmente subissato di mail la ministra dell’ Istruzione per tenere aperte le scuole d’estate. E lei prontamente ha risposto: “Stiamo studiando un piano per programmare l’apertura delle scuole italiane durante i tre mesi estivi, in supporto alle famiglie. Si parte l’anno prossimo “.


È una risposta che tutte le mamme e i papà si aspettavano anche se qualche insegnante non è d’accordo convinti che la scuola non ha un compito ricreativo ma educativo.

Certo è che se il programma della ministra va in porto sarà una vera rivoluzione, una prima volta eccezionale, nessuno prima di lei c’era riuscito.

Io, da mamma, mi trovo pienamente d’accordo con l’istanza dei genitori italiani e con la straordinaria proposta della ministra Fedeli.

Innanzitutto perché trovo giusto che il governo dia una risposta concreta ad un bisogno urgente delle famiglie italiane che devono organizzare per un tempo davvero troppo lungo, direi infinito, della chiusura delle scuole la vita dei propri figli. Tre mesi di vacanza non sono più possibili per le esigenze della famiglia italiana, che come altri ambiti della società evolve i propri aspetti e necessità.

 Spessissimo entrambi i genitori lavorano e anche se la mamma fa la casalinga nessuno può permettersi, con la crisi economica che contraddistingue i nostri tempi, neanche un mese intero di vacanza. Spesso, infatti, si è costretti a restare anche il mese di agosto in città e la vacanza si riduce ad una settimana o poco più.

Inoltre, tre mesi sono troppi anche per l’interruzione dell’apprendimento a cui, invece, bisogna dare continuità e contributo anche per l’arricchimento del curriculum vitae.

E l’organizzazione di tutto ciò è più semplice di quello che può sembrare.

 Basterebbe, ad esempio, fare convenzioni con piscine, centri sportivi, ecc. Gli insegnanti potrebbero dare il proprio contributo a turno insieme ai tirocinanti, agli universitari, agli animatori.

Insomma, non c’è bisogno di un miracolo per cambiare lo stato delle cose, basta volerlo, basta semplicemente e banalmente organizzarsi.