Costume e società

Cos’è il reddito di maternità

18 Marzo 2019

Dopo il reddito di cittadinanza ecco il reddito di maternità . Di cosa si tratta? Di 1000 euro al mese per le donne che scelgono di fare le mamme a tempo pieno. Una proposta di legge di iniziativa popolare proposta dal coordinatore nazionale del Popolo della Famiglia, Mirko De Carli. Per la proposta sono state raccolte circa 50mila firme che saranno depositate in Parlamento. Si tratterebbe di una somma mensile che durerebbe otto anni e che ripartirebbe  alla nascita di…

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Quando l’affido dei minori diventa un business

Di seguito pubblico una lettera di chi ha vissuto il percorso che solitamente si segue in Italia per chiedere l’affidamento di minori.

A voi le riflessioni.

” In seguito a cambiamenti familiari io e mio marito, con più tempo da dedicare, ci poniamo come progetto l’affido di uno o più minori. Ci sottoponiamo alle valutazioni di rito: quella da parte dei consulenti del Tribunale di competenza, consultorio del territorio, altri consultori con altri colloqui psicodiagnostici, valutazioni da parte di diversi team di specialisti del settore (psicologi, assistenti sociali, operatori), tutti ci vivisezionano accuratamente (e noi apriamo volentieri il nostro vissuto, più e più volte), ci affidiamo a consiglieri comunali, a segretari e impiegati nei vari ruoli. Fiduciosi, maciniamo chilometri e tempo da dedicare agli esami delle nostre persone”.

“Ogni relazione ci ha descritto come risorsa, adeguati al ruolo di affidatari. Seguiamo incontri sul tema per quasi 3 anni. Se risulta necessario ripetiamo con nuovi visi tutti i test e gli ormai dolorosissimi  colloqui… Ancora corsi di formazione, ancora incontri organizzati dal Comune tal dei tali. E poi la valutazione presso altri Tribunali di province vicine (con documenti, appuntamenti). Poi la conoscenza delle Comunità dove sono ospitati tantissimi ragazzi (una vera sorpresa scoprirne il numero…) storie immense per gravità e varietà”.

“Ogni Comunità ospitante viene organizzata (con spese a carico del Comune di appartenenza) con tantissime figure: educatori, psicologi, assistenti sociali. Tantissima gente ruota attorno ad ogni sede, non sono mai riuscita a identificare tutti i componenti dedicati alle strutture, ne spuntavano sempre di altri. Abbiamo avuto la possibilità di avvicinare un ospite di una comunità e ci siamo resi conto che la persona in questione non era stata mai ascoltata, i suoi desideri, le sue capacità non erano minimamente note agli operatori che ne avevano cura, nonostante i tanti, tanti anni di vita trascorsi in struttura”.

“Come se tutto questo vorticoso ruotare intorno ai minori non fosse finalizzato a renderli consapevoli, a favorirne le autonomie e la crescita attraverso l’ospitalità di ambienti familiari adeguati…. ma anzi a perpetuarne lo stazionare in tali luoghi. E ancora.. nuovi corsi di formazione finanziati pubblicamente, per riflettere… Ma i ragazzi in questi infiniti tempi, rimangono lì, inascoltati, lontani da un ambiente ospitante che potrebbe dar loro calore e relazioni, utili a riconquistare un minimo di serenità (a costo zero per lo Stato)”.

“Per le pratiche di adozione è giusto che le situazioni siano approfondite e analizzate profondamente… ma per una richiesta di affido, che ha il fine di ospitare minori appartenenti a famiglie in difficoltà, 3 anni trascorsi solo in spietate valutazioni senza potersi mettere in gioco, sono incomprensibili o forse no, visto il business istituito”.

Le braccia materne fanno miracoli

L’ABBRACCIO della mamma può fare miracoli, anche ridurre la percezione del dolore nei bimbi.

Uno studio italiano, pubblicato su “Pediatrics” mostra che lasciare il bimbo  tra le braccia materne durante un prelievo di sangue ha un’influenza positiva visibile anche nella corteccia cerebrale.

” I ricercatori dell’IRCCS Burlo Garofolo a Trieste, guidati da Sergio Demarini, hanno sottoposto 80 bambini sani appena nati a un esame del sangue tramite puntura del tallone. Prima di farlo li hanno però divisi in quattro gruppi assegnando a ogni gruppo un diverso tipo di sollievo dal dolore: acqua zuccherata mentre erano su un fasciatoio; latte materno in biberon mentre erano su un fasciatoio; acqua zuccherata mentre erano tenuti in braccio dalle loro madri; latte materno direttamente dal seno. I ricercatori hanno osservato le espressioni di dolore e anche usato un dispositivo non invasivo, la Spettroscopia nel vicino infrarosso (NIRS), per misurare i cambiamenti del livello di ossigeno nel loro cervello, come un modo per rilevare quali aree venivano attivate dal dolore. I diversi metodi erano associati a diverse risposte nel cervello.

Il fatto stesso di stare in grembo alla madre ha mostrato il più grande effetto analgesico, sia se combinata sia con acqua e zucchero che con l’allattamento al seno. Con l’acqua zuccherata, sembra esserci meno trasmissione del dolore nella corteccia cerebrale, rispetto al latte materno somministrato col biberon se i bimbi erano sul fasciatoio. L’acqua zuccherata, infine, si è dimostrata più efficace se somministrata mentre il bimbo era in braccio alla mamma.

Già in passato altre ricerche avevano messo in evidenza l’effetto positivo delle coccole sui neonati. Riducono lo stress e favoriscono il riposo, migliorando lo sviluppo neuro-comportamentale. Per questo, per la prima volta in Italia, sono state inserite tra le cure offerte, all’ospedale Maria Vittoria di Torino, ai neonati ricoverati in Terapia intensiva. L’iniziativa è dell’associazione ‘Le Coccole di Mamma Irene’, dal nome della giovane stroncata lo scorso anno da un aneurisma cerebrale mentre metteva al mondo la figlia, Emma Maria.

Creata dal marito e dalla sorella di Irene, l’associazione vuole prendersi cura di neonati e bambini ospedalizzati. Da novembre, dopo un corso di formazione, i volontari, regolamentati da apposita convenzione, si prenderanno cura dei piccoli ospiti del reparto, su indicazione medica, con una presenza fatta di calore e di coccole, di momenti di musica e lettura di favole.

Soprattutto, di vicinanza”.

Il “Salvabebè” è legge!

Il Senato ha approvato praticamente all’unanimità, con 261 sì, il disegno di legge che obbliga ad installare dei dispositivi di sicurezza nelle proprie automobili in presenza di un bambino per impedirne l’abbandono involontario.

Non c’è stato nessun voto contrario e un solo astenuto.

Già approvato alla Camera, il provvedimento diventa ora legge e porta il nome della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, sua prima firmataria.

Dal primo luglio 2019 le macchine con a bordo bambini di età inferiore ai quattro anni dovranno essere equipaggiate con un dispositivo elettronico, per segnalare in caso di bisogno la presenza del piccolo al suo interno. Così il Parlamento cerca di porre freno all’abbandono involontario, in auto, che negli ultimi anni ha colpito numerose famiglie, per colpa del cosiddetto vuoto di memoria dei genitori. E’ una patologia ben precisa, l’amnesia dissociativa, causata il più delle volte da stress.  Oltre al mancato uso delle cinture di sicurezza e dei seggiolini per i bambini, il codice della strada, modificato con questo provvedimento, sanzionerà la mancanza di questo dispositivo di allarme. Le sanzioni andranno dagli 81 ai 326 euro, fino ad arrivare alla sospensione della patente dai 15 giorni ai due mesi in caso l’obbligo venga violato più di una volta nell’arco di due anni.

Per quanto riguarda le caratteristiche del sistema di allarme, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si impegna a varare un decreto apposito entro sessanta giorni, e per sensibilizzare i genitori al nuovo obbligo annuncia una campagna di informazione finanziata con 80mila euro l’anno che andrà dal 2019 al 2021.

Sono previste infine anche agevolazioni fiscali, nel rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato, per acquistare i dispositivi di allarme.

(da Repubblica)

Donne a casa e uomini al lavoro???!!!

E’ il solito bicchiere pieno a metà.

Il 48% degli italiani rimane convinto che siano gli uomini a dover portare a casa lo stipendio, mentre alle donne tocchi occuparsi della famiglia.

L’altro 52% pensa che questo schema sia superato. Lo dice un’indagine Nielsen sulla divisione dei compiti all’interno delle coppie. La tentazione di vedere il bicchiere mezzo vuoto è forte. Anche perché gli altri dati non rincuorano.

E il fatto che nei trenta Paesi al mondo in cui è stata condotta la rilevazione addirittura il 58% degli intervistati ritenga che le donne debbano concentrarsi sul lavoro di cura non è una consolazione. Anche perché (continua la ricerca) nel 44% delle famiglie italiane sono sempre le donne a cucinare e a farsi carico del lavoro domestico. Mentre i maschi con l’esclusiva della gestione della casa sono l’8%. Quanto rilevato da Nielsen è in linea con l’ultima indagine Istat sull’argomento, datata 2013. Il tempo sembra essersi fermato ai vecchi equilibri di una divisione del lavoro che penalizza le donne. Ma a conti fatti danneggia anche gli uomini, le famiglie e il Paese. Queste donne inchiodate ai compiti domestici gratuiti non lavorano retribuite fuori casa. Il «record» del 49% di tasso di occupazione femminile registrato dall’Istat è segno che qualcosa si muove. Ma restiamo fanalino di coda in Europa. L’appello alla necessità di cambiare perché vantaggioso sul piano economico è stato più volte riproposto. Ma per accelerare un cambiamento culturale non bastano argomenti improntati a razionalità e convenienza. La questione attiene agli equilibri interni delle coppie. Equilibri che hanno qualcosa di malato, visto lo stillicidio di violenze sulle donne. La relazione tra violenza domestica e sperequazione nella divisione «privata» del lavoro di cura meriterebbe a questo punto una seria riflessione.

(Rita Querzè per Corriere della Sera)

Madri in carcere

In Italia sono pochissime – «solo» poco più di 50 mamme con figli fino a 6 anni (su 2.551 donne detenute in Italia) secondo dati aggiornati a settembre 2018 (fonte Ristretti), al di sotto del 5% del totale. La detenzione se coincide con la maternità è un capitolo ancora più doloroso che può diventare choc quando il bimbo compie tre anni e secondo la legge il minore deve uscire. Sono numeri piccoli: nel 2014 i bambini detenuti con le loro madri erano 27, sebbene questo sia il numero più basso mai raggiunto dal 1975, non si è soddisfatto l’obiettivo del «mai più bambini in carcere» condiviso nella discussione parlamentare che ha preceduto l’ultima legge – dati reperibili nella sezione «statistiche» del sito del Ministero della Giustizia, al giorno 28 Febbraio 2015 -.

Una legge necessaria per non far ricadere sui figli le colpe delle madri, ma che ancora non è stata attuata. La legge 62/2011 per valorizzare il rapporto tra le madri in carcere e i loro figli ha disposto l’istituzione di «Istituti a custodia attenuata per detenute madri» (Icam) che permettono di scontare la pena in ambienti con un ruolo di comunità e che non siano un semplice nido. Attualmente però sono solo 5 gli Icam – Milano San Vittore (dove è stato avviato il primo progetto), Venezia Giudecca, Torino «Lorusso e Cutugno», Avellino Lauro e Cagliari – che, secondo la legge, possono ospitare mamme con bambini fino ai 6 anni in ambiente famigliare mentre, dove non esistono, i bimbi vengono reclusi nelle sezioni «nido» (in questo caso fino ai 3 anni) allestite presso le sezioni femminili dei penitenziari (Trani, Pozzuoli, Roma Rebibbia, Empoli).

Secondo i dati forniti dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, le detenute madri con figli al seguito presenti nelle carceri italiane al 31 agosto 2018 erano 52, con 62 bambini (di cui 33 italiani e 29 stranieri). Presso gli Icam è garantita l’assistenza sanitaria attraverso il coinvolgimento della rete dei servizi materni infantili sanitari e territoriali e dei medici che operano nei penitenziari.

«Mamme e bimbi sono ristretti in 12 strutture penali, di cui 4 Icam (nella comunità del carcere di Cagliari al momento non sono presenti mamme con prole) mentre 8 sono ancora le vecchie sezioni nido nei reparti femminili -dice a Bruno Mellano, garante dei detenuti della Regione Piemonte. Purtroppo ancora una trentina di bimbi non hanno la possibilità di scontare la loro »pena forzata« con le mamme negli Icam, vivendo in condizioni che non rispettano i diritti dei fanciulli. La speranza è che in tutte le sezioni femminili delle carceri italiane vengano allestite comunità Icam come prevede la legge, per permettere a tutte le madri detenute di assicurare un’infanzia simile agli altri bambini».

L’amore materno fa miracoli

L’AMORE materno può aiutare il cervello dei bambini a svilupparsi del doppio, in particolare in alcune aree chiave come l’ippocampo, una sorta di ‘centralina’ della memoria e del senso dello spazio. Lo dimostra uno studio della Washington University, pubblicato online su Pnas,Proceedings of the National Academy of Sciences.

Lo studio. Gli studiosi hanno seguito 127 bambini da quando erano in procinto di iniziare la scuola fino alla prima adolescenza, con scansioni cerebrali. L’accudimento delle mamme nei confronti dei bimbi e’ stato misurato attraverso un’osservazione da vicino o videoregistrazioni. Esaminando le scansioni del cervello, i ricercatori hanno scoperto che i bambini le cui madri erano più di supporto rispetto alla media avevano un aumento della crescita dell’ippocampo, che era due volte più grande di quello dei coetanei a cui le madri offrivano un livello di supporto inferiore.

Funzioni emotive più sane. I ricercatori hanno anche riscontrato che la traiettoria di crescita nell’ippocampo è stata associata a funzioni emotive più sane quando i ragazzi sono entrati nell’adolescenza. “La relazione tra genitore e figlio nel periodo che precede la scuola è vitale- spiega Joan Luby, autrice dello studio-questo perché il cervello dei piccoli ha maggiore plasticità ed è influenzato maggiormente dalle esperienze nelle prime fasi della vita. Percio’ è importante che il bambino riceva supporto e accudimento”.

L’altra ricerca. Numerose ricerche hanno messo in evideza l’importanza del ruolo della mamma e delle sue decisioni nello sviluppo del figlio. Secondo molti studiosi, anche la decisione di allattare o meno potrebbe avere un ruolo nello sviluppo dei neonati.Una lunga ricerca epidemiologica svolta da Wieslaw Jedrychowski dell’università Jagiellonian di Cracovia, in Polonia, pubblicata sull’European Journal of Pediatrics, ha sostenuto che l’allattamento al seno aumenta il quoziente intellettivo (QI) dei bimbi. (V.P.)

(da Repubblica)

Mamma, parte seconda

Eccomi, anzi rieccomi.

Di nuovo io, di nuovo mamma.

Una seconda figlia, una nuova vita che genera una vita nuova, una nuova forza, inaspettata ma attesa, sperata, pregata in ogni cellula del mio io.

La mia piccola Anna ha tre mesi, è arrivata come un uragano, mi ha tenuto con il fiato sospeso ed il cuore ancora non ha smesso di galoppare come il più veloce dei purosangue da quel 5 Giugno che ha davvero mutato ogni singolo pensiero, quel 5 Giugno che ha rimesso tutto in gioco, quel 5 Giugno che urla che la vita è un attimo.

È stato un parto che, ogni volta che me lo chiedono, definisco “turbolento” e poi mi fermo. Perché non è facile raccontare, peggio ancora per me è raccontarsi e trovare la voglia di farlo. Ma il tempo passa ed è un grande guaritore, i brutti pensieri si sgretolano, la forza si rigenera nella difficoltà e quasi poi ci si sente invincibili. Capita di sentirsi distrutti e dopo qualche giorno invincibili, in questo si racchiude la precarietà della vita e la forza degli uomini. Una vita e mille sorprese, di questo si tratta, ho capito che è così, che tutto può accadere, che i programmi sono solo probabilità, che ogni persona su questa terra deve avere coscienza che da un attimo a quello dopo il mondo può mutare, lo stato delle cose cambia senza preavviso e bisogna necessariamente essere pronti ad affrontare l’inaspettato.

E la filosofia, come magistralmente insegnatomi dalle mie amiche, è quella del “tuttapposto”. Perché è sempre #tuttapposto, nonostante le difficoltà, i pianti, i sospiri, la tachicardia e l’insonnia. L’atteggiamento positivo è l’unico modo per cavalcare la vita, per restarne protagonista e mai vittima. E quando sei madre questo modus operandi è obbligatorio, per infondere serenità ai propri figli, per insegnare loro che le sofferenze fanno parte della vita, che si affrontano e si superano, un passo alla volta, senza mollare mai.

L’immensa gioia di una nascita, l’amore infinito, senza tempo e senza freni è il motore di noi madri, guerriere, combattenti e vincitrici.

Io e Anna abbiamo superato un brutto momento, tutte e due salve grazie al destino, alla combinazione di tanti eventi, alla presenza di professionisti capaci e tempestivi, alla struttura all’avanguardia, alla sanità che funziona, agli amici e alla nostra famiglia che non ci hanno mai fatto sentire soli e che ci hanno commosso per la loro presenza costante ma discreta. Ci siamo sentiti amati e grati verso chi ha sofferto con noi quegli attimi di paura e poi festeggiato quando è stato scongiurato ogni male.

Mi sento una donna fortunata perché, nonostante le avversità, la vita mi ha dato tanto e sono certa che mi darà ancora.

L’ultimo trimestre di gravidanza

Sono arrivati gli ultimi tre mesi, lo sprint finale, quello più faticoso, più lungo, più arduo.

È iniziato il conto alla rovescia, manca sempre meno.

Ci troviamo a combattere contro un miscuglio disomogeneo di emozioni: l’ansia per il parto che si avvicina, la paura che qualcosa possa andare storto, la frenesia dell’attesa, la voglia di vedere il nuovo visino che aumenterà la famiglia, la gioia dei preparativi, la solitudine dei giorni passati in casa ad attendere impaziente.

Insomma, è come una bomba ad orologeria che non sappiamo quando e come scoppierà.

Ma scoppierà, altroché se scoppierà.

Il fisico è affaticato, i chili aumentano, il respiro diventa sempre più corto, le contrazioni preparatorie ci spaventano e siamo sempre ad un passo dal correre in ospedale, le gambe e le caviglie si gonfiano a causa della ritenzione idrica, l’emoglobina scende e ci sentiamo affaticate, la digestione è difficile, sentiamo sempre caldo ed il mal di schiena non dà pace.

Ma niente paura, è un percorso obbligato e del tutto normale.

Al parto tutto scomparirà e ci sarà spazio solo per la gioia più grande: nostro figlio.

Basta questa idea per farci sopportare tutte le difficoltà di questo periodo.

Questo è il momento di fare la valigia, sia per la mamma che per il piccolo.

È bene chiedere all’ospedale cosa viene fornito e cosa bisogna portare da casa così da non sbagliare.

Sarebbe ancora meglio, fare un piccolo sopralluogo in reparto, nelle stanze di degenza per conoscere luoghi, persone e prassi per sentirsi a proprio agio quando di corsa dovremmo raggiungere l’ ospedale per la rottura delle acque o per il travaglio avviato.

Ma il momento più bello ora è senz’altro quello degli acquisti per il bebè: tutine, body, coprifasce, scarpine, cappellini. Minuscole delizie che ci strappano tanti sorrisi e lasciano ampio spazio alla fantasia perché quei vestiti presto avranno un corpicino da coprire, un corpicino a cui pensiamo da un tempo che sembra infinito e che presto potremmo toccare, stringere, sentirne l’odore.

Ma qual è il modo migliore per superare questi ultimi mesi di gravidanza per ridurre al minimo le difficoltà, sia fisiche che psichiche?

Beh, una linea guida secondo me c’è:

rallentare i ritmi, mangiare sano, concedersi la siesta pomeridiana e una tisana rilassante prima di andare a letto.

Non sembra poi così complicato, vi pare?!

Il MIO sesto mese di gravidanza

Sesto mese di gravidanza, ho superato il giro di boa già da un po’.

Più di metà cammino verso il parto, più di metà cammino verso il giorno in cui potrò stringere mia figlia e guardare i suoi occhi.

Il mio corpo è cambiato del tutto, mi sento già goffa come un elefante mentre prova a fare uno slalom, la pancia cresce a dismisura di pari passo alla fame e la piccola si fa sentire forte, si fa spazio, quasi a dire: “guardate che ci sono anche io!”

Sono finalmente entrata in un negozio solo per lei ed ho iniziato la corsa verso il “rosa”, perché quando una mamma diventa madre di una figlia femmina dopo un maschio, tu donna sappi che impazzirai letteralmente di fronte al colore per eccellenza, quel rosa che hai ammirato tanto sulle altre bambine e sognato insieme a pizzi, merletti, fiocchi, fiorellini, cuoricini e palettes.

Ora è successo anche a me:avrò una figlia femmina e non mi sembra vero!

Devo ammettere che non mi aspettavo che questo dettaglio fosse tanto entusiasmante.

È arrivato anche il tempo di pensare al parto, dove farlo, come farlo, con chi farlo. E ancora oggi, a sei mesi suonati di gravidanza non ho deciso. Mi sembra ancora così lontano, ma mancano solo tre mesi…. e quanto sono tre mesi?!?! Il tempo esatto in cui la bambina deciderà dove nascere. Questo è quello che mi piace pensare ora.

È arrivato anche il momento del nervo sciatico che non mi da tregua, delle ore di sonno diminuite e degli occhi sbarrati al buio, della pancia che diventa dura e che ogni volta mi spaventa, della voglia di nutella dopo cena, di Totò che da i baci a sua sorella, dell’olio di karitè che spalmo sul pancione, del bagno rilassante che faccio come da programma quando affronto giornate che iniziano male e finiscono peggio, dei pianti improvvisi per la solitudine di giorni troppo lunghi e soli in cui sento la mancanza delle persone a me più care.

Ma è un tempo felice, felice sopra ogni perplessità, difficoltà o paura.

Perché questo è il tempo dell’attesa, della dolce attesa e altrimenti non potrebbe essere.

Pensare che a casa ci sarà un posto in più mi da una gioia che non riesco a scrivere, forse nemmeno ad immaginare.

L’attesa continua…….


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